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Primo piano

Un allarme sottovalutato: una catastrofe

Un allarme sottovalutato: una catastrofe

“…e la natura soppesa attentamente le parti di cui è
composta, come se le avesse messe in equilibrio su una bilancia,
per impedire che alterata la proporzione perfetta delle
componenti, il mondo perda il suo equilibrio”
Seneca, Naturales questiones III, 10, 4

È il 9 Ottobre 1963, la data del colossale disastro del Vajont: poco dopo le 22:35 dal versante settentrionale del monte Toc si staccano 260 di milioni di metri cubi di roccia che provocano il sollevamento di un’onda di oltre 250m che costa, in soli quattro minuti, la vita a quasi duemila persone e la dispersione di altre 1300. Vennero convolti in questa sciagura i paesi di: Longarone, Codissago, Castellavazzo, Erto e Casso e altri comuni limitrofi; di Longarone sopravvisse solo il campanile della chiesa comunale, tutti i prati, i boschi e i frutteti così rigogliosi e floridi vennero in un battito di ciglia profanati ed oltraggiati dalla mano dell’uomo. L’onda smosse una quantità d’aria tale da essere paragonabile a una bomba atomica, motivo per cui molte vittime vennero trovate senza vestiti e non solo...

 

Sei classi del liceo scientifico Brotzu di Quartu S.E. (CA), il 17 ottobre 2019, si sono catapultate in questa catastrofica realtà; l’evento così ricco di phatos, coordinato dai docenti: Caterina Spiga, Annalucia Cocco e Edoardo Liprino ed approvato con entusiasmo dal dirigente scolastico prof. Walter Campana ha occupato la mattinata dei ragazzi, permettendo loro di scoprire una fetta di storia recente così sconvolgente, i cui particolari dell’orrore richiamano gli scenari funerei dell’olocausto.

La voce pulsante del racconto era quella dell’ingegner Alberto Rubinato, che ha magistralmente riproposto l’intensa performance teatrale scritta da Marco Paolini con una meticolosa e puntigliosa documentazione dalla storia alla cronaca.

Un racconto lungo tre ore che ha inizio con la testimonianza di uno dei soccorritori, che con la voce rotta dalla commozione narra il toccante ed impressionante scenario di quel giorno fatale tra la notte del 9 Ottobre e l’alba “buia” del giorno dopo: “La mattina mi sono riposato, file di cadaveri nudi che si muovevano come gelatina…solo cadaveri”, “Ho visto solo il campanile e mi sono chiesto come ha fatto a rimanere in piedi perché non c’è niente di più fragile, sono sparite la chiesa e tutte le case.” 

 

1I ragazzi hanno potuto comprendere i retroscena nascosti dietro la costruzione di quella diga considerata ancora oggi un capolavoro ingegneristico, la quale è riuscita a resistere intatta a questa apocalisse. La domanda che sorge spontanea è: “Se la diga ha retto, chi ha le responsabilità di questa catastrofe?” La colpa cade sulle spalle della società SADE che minimizzò i rischi e mise a tacere gli allarmi, nascondendo dentro cassetti le perizie dettagliate e le dimostrazioni scientificotecniche schiaccianti ed inconfutabili, per timore che potessero mettere a rischio l’investimento economico. Decisero perciò di portare a termine ugualmente i lavori, occultando tutte le componenti allarmistiche che mettevano a serio rischio la valle.

Monologo in ricordo di una sciagura annunciata e prospettata più volte, che vede come protagonisti uomini che in nome del progresso puramente materiale ed egoistico hanno messo al secondo posto le esili vite umane.

 

La classe 5^E e la docente Caterina Spiga
 

ALCUNI SCATTI DELL'EVENTO 
Vajont2 Vajont1  Vajont3 
 Vajont4  Vajont5  Vajont6