brotzu school

spazio riservato al libero scambio di idee, pensieri e parole

La Maschera 10

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Riflessione sul film

Il film visto ("La Maschera"), mi ha trasmesso diversi messaggi...
Tra questi spicca il fatto che l'uomo, nonostante siano passati secoli da quando è stata ambientata la vicenda, non è molto diverso, in quanto ancora oggi chi è bruto e meschino non ottiene mai buoni risultati, al contrario chi è buono d'animo, raggiunge sempre i propri obiettivi. Infatti il protagonista, che da "Leone", diventa "Leonardo", già dal nome possiamo dunque intuire il mutamento da "bestia" a un uomo che ama il prossimo, riesce a conquistare la giovine fanciulla della quale si era invaghito, la quale è stata colpita non dalla bellezza esteriore dell'uomo, in quanto nascosta da una maschera, ma da quella interiore. Il messaggio che traspare quindi, è che se ciascuno vuole, può cambiare e non avere paura del giudizio altrui.

Giovanni Paderi  4SB

La Maschera 5

mask9Film: La Maschera (1988)

Nel film ci sono vari riferimenti alla filosofia (il padre del protagonista che osserva le stelle, distaccandosi dai piaceri terreni) e alla storia dell'arte (nell'ultima scena Leonardo si specchia nell'acqua della fontana della sua villa riprendendo il Narciso di Caravaggio). Ci sono diversi personaggi oltre al padre che hanno ruoli più profondi: quello del mascheraio che assume il ruolo di psicologo, l'inserviente che è anche un amico per il protagonista, l'attrice di cui quest'ultimo si invaghisce. Sono presenti altri elementi come l'acqua  e la luce che rappresentano la rinascita, la volta celeste per il mondo extraterreno e le maschere intese non come elemento per "mascherare" ma , al contrario, per esaltare i valori interiori con fine ultimo di conquistare la giovane fanciulla.

Claudia Cogoni 4SB

La Maschera 4

mask8Riflessioni sul Film "La Maschera"

Il film, oltre ad avere una trama stupenda, è carico di significati nascosti e spunti di riflessione. Ad esempio il mascheraio potrebbe essere paragonato ad un attuale psicoterapeuta. Pur essendo ambientato nel '700 appare molto attuale per gli argomenti e i problemi che affliggono i protagonisti. Mi ha sorpreso lo svolgimento e la conclusione della vicenda, sembrava quasi una favola.

Antonio Cossu 4SB

La Maschera 11

la maschera3Dal mio punto di vista, il film “la maschera” vuole trasmettere al pubblico diversi concetti, alcuni più espliciti e altri meno. Come dice il titolo stesso, la morale del film si concentra principalmente sul significato di questo oggetto. Infatti in questo caso la funzione della maschera non va vista in senso negativo (nascondere la propria identità per ingannare il prossimo) ma va pensata come un modo per “avere una seconda opportunità”, per dimostrare che una persona non può essere giudicata a prima vista e che per capirne appieno la sua psiche va conosciuta con tempo, senza pregiudizi. In un certo senso quindi, i pregiudizi che ci vengono attribuiti sono le uniche maschere che indossiamo.

Giorgia Arru 4SB

La Maschera 3

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Nel film "la maschera" mi ha colpito come l'uomo possa cambiare per la donna amata. Infatti possiamo notare la trasformazione che il protagonista subisce durante il racconto. Utilizza l'arte delle maschere per mostrare alla ragazza la propria bellezza interiore piuttosto che quella esteriore

Bianca Doro 4SB

Recensione del film “La maschera”

la maschera8Recensione del film “La maschera” di Fiorella Infascelli (1988)

In occasione delle celebrazioni per i 300 anni dalla nascita di Giuseppe Baretti, giovedì 21 novembre alle ore 9.00, è stato proiettato in Cineteca Sarda per 3 classi del Liceo scientifico Brotzu di Quartu S. Elena, il film della sceneggiatrice e regista italiana Fiorella Infascelli: “La maschera” (Italia, 1988, 80’). Tra le classi presenti, la 4B, accompagnata dalla prof.ssa Anna Lucia Cocco, ha deciso di redigere la seguente recensione, analizzando alcuni aspetti dell’opera.

Titolo: La maschera Regista: Fiorella Infascelli

Genere: Fantastico, sentimentale

Anno: 1988

Durata: 92 min

Trama: Il nobile Leonardo, insoddisfatto della sua vita, trascorre l’esistenza fra gioco e ubriachezza. Durante la recita di una compagnia teatrale nel parco della sua villa, si invaghisce imprevedibilmente della giovane attrice Iris. Tenta di sedurla più volte in modo prepotente, ma viene respinto con disprezzo. Nel tentativo di conquistarla, decide di ricorrere a delle maschere che indossa nei suoi incontri successivi con la ragazza seguendola in varie città. Con i suoi modi riesce a conquistare il cuore della ragazza, ma solo successivamente riesce a confessare la sua identità.

 

Analisi e commento:

mask3Leonardo è fondamentalmente una figura emblematica: rispecchia l’animo tormentato di una persona insoddisfatta della propria esistenza, che non ha alcun incentivo per andare avanti. Il suo tormento deriva dal fatto che egli non riesce a entrare in sintonia con lo spirito dei nuovi tempi, ovvero i tempi dell’Illuminismo. Così scaturisce in lui l’esigenza di alleviare la propria sofferenza interiore, il proprio dolore, cedendo ai vizi umani quali alcool e gioco. Nel momento in cui si invaghisce inaspettatamente della giovane Iris e viene brutalmente respinto, un altro tormento si aggiunge al suo generale malessere. Nel tentativo di voler far breccia nel cuore della donna, decide di nascondere la sua persona dietro a delle maschere. Queste, seppur all’apparenza possano sembrare un semplice stratagemma per attrare Iris a sé, in realtà celano un significato più profondo. L’indossare una maschera non è, infatti, da interpretare come l’azione in sé, solamente in senso stretto, bensì come un gesto metaforico: la maschera intesa non come oggetto per nascondere il viso, ma come strumento che maschera la propria personalità, il proprio io. Leonardo non vuole nascondere il suo aspetto, piuttosto il suo senso di vergogna e inadeguatezza davanti alla donna. Sotto un altro aspetto la maschera ha la funzione di risvegliare, far riemergere la versione più vera e intima di sé stessi. Durante il film, si nota il cambiamento del protagonista non tanto nella cura del suo aspetto quanto invece nella sua persona: prima chiamato “Leone” dal padre, per evidenziare la sua aggressività, poi “Leonardo”, sottolineando il suo lato più mite che emerge solamente alla fine.

mask5Estremamente importante è la figura del mascheraio che a primo impatto è utile a Leonardo per capire come reagire all’amore non ricambiato e come comportarsi di fronte al tormento che ne deriva. In realtà questa figura può essere associata a quella di uno psicoterapeuta, che non lo aiuta solo a trovare una soluzione pratica ma lo conduce a ritrovare sé stesso e la sua pace interiore. Contemporaneamente la figura di Iris, a metà strada tra la giovinezza e l’età matura, rappresenta il fine e allo stesso tempo il mezzo per il raggiungimento della sua serenità d’animo. la maschera6L’originalità e la bellezza del film sono dovute innanzitutto alle scelte registiche della Infascelli: le scene sono sempre collocate in luoghi quasi incantati in cui spiccano maggiormente un gioco di simmetrie nelle architetture, gli immensi giardini della villa e paesaggi incantevoli che rimandano immediatamente al tema della natura. Nella visione de “La maschera” dunque emergono continui rifermenti artistici ma anche filosofici, basti pensare al tema della scoperta e dell’assoluta attenzione verso i sentimenti ma soprattutto verso l’Io, due dei caratteri fondamentali del Romanticismo, corrente di pensiero opposta all’Illuminismo (ciò spiega il senso di inadeguatezza che prova il protagonista: egli, inserito all’interno della società illuminista settecentesca, non sente di farne parte, si estrania da essa in quanto la sua vera felicità risiede nel ritrovare se stesso). In generale tutti i temi affrontati nel film sono notevolmente attuali: l’alcolismo, la dipendenza dal gioco, l’apparenza, lo struggersi nel primo amore, il dover accettare sé stessi... È evidente come questi siano caratteri dominanti della società contemporanea – è anche per questo che risulta molto facile immedesimarsi nel protagonista - tuttavia il film fa comprendere allo stesso tempo quanto siano propri dell’epoca illuminista settecentesca.

baretti3“La maschera”, infatti, si ispira soprattutto alla figura e al pensiero del critico italiano Giuseppe Baretti. Dalle opere di quest’ultimo (soprattutto la rivista “la Frusta Letteraria”) traspare chiaramente il suo spirito anticonformista, in quanto egli, fortemente ancorato a principi che saranno successivamente caratteristici del romanticismo (è un anticipatore del concetto di “artista genio” ad esempio), non riesce ad entrare in sintonia con la mentalità illuminista del suo tempo, proprio come il nobile Leonardo.

“La Maschera” della Infascelli è un film che dietro ad una “semplice” storia d’amore, cela tantissimi richiami storici, filosofici, artistici tramite i quali la regista è riuscita trasmettere dei significati profondi riconducibili alla vita reale, tali da riuscire a condurre lo spettatore del film non solo a immedesimarsi nel protagonista, ma anche a riflettere.

La classe  4B

La Maschera 2

 mask14La Maschera

Nel giorno 21 novembre 2019 noi alunni della 4^A del Liceo Scientifico Brotzu abbiamo assistito alla proiezione del suggestivo film: "La Maschera" diretto da Fiorella Infascelli. Il film, ambientato nel Settecento, presenta un forte legame con la Commedia Dell'Arte, sviluppatasi nel XVII secolo fino alla sorprendente riforma di Carlo Goldoni che attuò grossi e importanti rovesciamenti nel teatro. La regista, che ha curato attentamente ogni punto del film, è riuscita verosimilmente a suscitare diversi turbamenti nell'animo del protagonista che, per conquistare una giovane donna, ha deciso di indossare delle maschere che potessero renderlo migliore di fronte ai suoi occhi.

mask10Ogni particolare - dai dialoghi alle immagini sia d'interni che d'esterni - è apparso carico di effetti psicologici. Gli scorci paesaggistici ampi, e degni discendenti della miglior pittura da Tiepolo a Canaletto, con indugi piuttosto marcati a evidenziare giochi di luci, ombre e chiaroscuri richiamanti la pittura di Caravaggio che la magistrale fotografia del portoghese Acacio de Almeida ha reso con altrettanta eccellenza evocativa.

Nel film, figura di notevole spicco è il grande attore di teatro Roberto Herlitzka che riveste il ruolo di mascheraio, e ancora Helena Bonham Carter, futura promessa del cinema che interpreta il ruolo della giovane attrice di cui il protagonista si innamora follemente. L'elemento caratterizzante del film è sicuramente il dialogo, eseguito alla maniera "shakespeariana" (che tanto piacque allilluminista Giuseppe Baretti), in cui i personaggi esternano emozioni vere e spontanee.

Si ringrazia l'ospitalità della Cineteca Sarda di Viale Trieste e la costruttiva disponibilità della Professoressa Randaccio, curatrice dell'iniziativa.

Riccardo Paolantoni 4A

 

La mutevolezza delle figure

La Maschera - La mutevolezza delle figure

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Lamaschera4In data 21/11/2019 gli alunni della classe 4A, accompagnati dalla professoressa Caterina Spiga, hanno assistito ad uno spettacolo cinematografico legato al premio Baretti intitolato "La maschera". Tale rappresentazione si è tenuta presso la cineteca sarda di Cagliari. L’evento è stato supervisionato dalla professoressa Randaccio che ha tenuto un sintetico ed interessante discorso introduttivo basato sull’esposizione di un punto di vista professionale e sulla divulgazione di informazioni dettagliate riguardanti cast e scenografie. Da un punto di vista interpretativo, questo film va ad analizzare con una semplice storia lineare quelli che sono i turbamenti provocati dalle vicende amorose. Ma il tema ancor più suggestivo e moderno che ci fa sentire ancor più vicini ad un periodo così lontano, è quello della maschera esteriore delle persone che è mutevole e ricca di mistero. Il film si sviluppa in ambienti curati nei minimi particolari portando alla luce progetti ambiziosi e di difficile riuscita che evidenziano capacità tecniche eccezionali da parte della troupe: le riprese notturne. Notiamo anche come i moti che turbano nel profondo l’anima dei personaggi producano, durante la storia, una maestosa evoluzione sia nell’interiorità che nell’esteriorità delle figure, che nel finale sfocia in complesse simbologie e strutture armoniose. E quasi come dei commedianti, si passa da una profonda rottura di un equilibrio ad un’artistica rappacificazione. Un pensiero quasi rassicurante che non deve smettere di ricordarci che la vita è il nostro spettacolo.

Mura Giuseppe 4A

 

 

 

La Maschera 6

mask2Riflessione sul film

Il film che abbiamo visto oggi "La Maschera" , mi ha fatto capire come la percezione dell'amore non sia cambiata durante i secoli. Le persone si basano troppo sull'aspetto esteriore e quasi non considerano quello interiore. Infatti il protagonista, che da "Leone", diventa "Leonardo", riesce a conquistare la fanciulla della quale si era innamorato, che inizialmente lo respinge per il suo aspetto, utilizzando delle maschere, obbligando la fanciulla a basarsi semplicemente sul suo aspetto interiore, facendola innamorare di lui.

Nicola Sebis 4SB

La Maschera 7

La maschera

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Questo film può essere analizzato secondo diversi aspetti. Uno di questi è il punto di vista morale.Il conte dopo essersi innamorato cerca in tutti i modi di conquistare la ragazza. Sebbene si sia presentato a questa in maniera poco educata, eccentrica e violenta (cosa che provocherà il totale distacco di essa da lui) alla fine dei giochi riuscirà con diversi stratagemmi a ricucire il loro rapporto e a farla innamorare. Grazie a delle maschere che celano la sua identità riesce a mostrare totalmente alla ragazza il suo aspetto interiore facendone quindi dimenticare quello esteriore. La morale di questi eventi potrebbe essere il fatto che: in amore non conta sempre come ti mostri, ma ciò che mostri con le tue azioni e con i tuoi comportamenti, un bell’aspetto fisico sicuramente sarà di aiuto ma sicuramente non è tutto, ciò che colpirà l’altra parte sarà il modo di porsi e di comportarsi con quest’ultima. Questo diciamo che è il tema centrale e ciò che sono riuscito a cogliere principalmente dal film. Naturalmente ci sono molteplici aspetti che si potrebbero valutare e approfondire quali: la crescita morale ed etica di Leone che all’inizio del film è dipendente da alcolici e di conseguenza non riesce a rapportarsi con le altre persone fino alla fine del film in cui riesce a disintossicarsi e ad intrattenere buoni rapporti con chi gli sta intorno.

Federico Marceddu 4SB

La Maschera 8

la maschera5La Maschera

Un film davvero particolare. Molto interessante il fatto che per conquistare la donna che amava, il protagonista ha usato delle particolari maschere per incontrarla senza rivelare il suo volto, dato che la donna lo riteneva una persona orribile. Inizialmente il protagonista era un uomo che beveva molti alcolici e giocava molto d'azzardo, tutti caratteri odiati dalla donna e, dopo averla incontrata, smise di accingersi in queste attività. Ciò fa capire che per amore si è disposti a cambiare pur di stare insieme alla persona che si ama, anche se stessi, anche se è molto difficile farlo.

Claudio Savino 4SB

La Maschera 9

mask10La maschera

Il film "La maschera" tratta di un argomento abbastanza attuale: ci si sofferma all'aspetto esteriore piuttosto che al carattere interiore di una persona. La maschera é un tramite tra i due personaggi e solo attraverso di essa riescono a essere loro stessi. Alcune volte ci serve per proteggere la nostra intimità da ogni curiosità eccessiva, ed è allora una cosa buona. Altre volte, però, è un sotterfugio per celare le nostre vergogne e apparire perfetti, e allora può sconfinare in ipocrisia. La maschera più pericolosa é però quella che usiamo per ingannare noi stessi, per in qualcosa che non siamo realmente ma che agli altri piace. Così come alla fine del film, in cui Leone diventa Leonardo e perde la sua animalità mentre Iris si innamora dell'uomo che all'inizio la guardava con occhi vuoti e con un viso che le faceva paura.

Alessia Pitzalis 4SB

Una serata epica: il cinema a spasso per il mondo

Una serata epica: il cinema a spasso per il mondo

La sera di venerdì 30-11-18, gli alunni della 4^E e della 3^A si sono recati presso il teatro Adriano per la sesta serata del “Punto di vista film festival”, dove hanno potuto assistere a un perfetto intreccio di musica e cinema tra cultura orientale e occidentale.

 

Il regista kurdo Kea Bahar e la regista palestinese Etaf A. I. Kalie ci hanno regalato le proprie esperienze di vita, tormentate ma per questo portatrici di un forte messaggio di Pace, testimonianze di grande impatto emotivo e generatrici di un dibattito futuro.

La giovane Etaf A. I. Kalie, nata in un campo profughi palestinese, attraverso il suo interprete ha deciso di iniziare a riferirci la sua storia con incisive parole e dense di significato, concludendo con:Kea Bahar sempre con il sorriso di chi ce l’ha fatta, ci ha raccontato della propria infanzia negata e del suo bisogno incontenibile di recarsi al cinema per nascondersi da quella realtà che l’ha privato perfino della propria identità. Il cinema, i suoi eroi e miti (King Kong, Spiderman…) gli hanno dato la forza di sopportare il carcere a 14 anni e pure le torture, incoraggiandolo a trovare un modo per andare via dal Kurdistanl’ottenimento di un passaporto tanto atteso e sofferto.

 “L’arte è cultura, la cultura è vita”

Facendosi altresì promotrice di messaggi di denuncia circa la condizione disumana e precaria in cui si trovano a vivere i palestinesi. Inoltre ha descritto l’arte filmica come un’esigenza umana che però da lei in Palestina non è possibile esprimere liberamente; la creatività dei bambini viene infatti soppressa fin da piccoli, facendoli crescere con la rabbia e la paura. Nasce da qui il desiderio di mostrare la sofferente realtà palestinese, da tempo angosciata dall’occupazione, per far sapere al mondo quelle verità che vengono offuscate dai mass media israeliani.

Queste vicende sono state la trama di una tela musicale ricca di echi lontani, grazie agli strumenti a corda e a fiato e allo stesso solo fiato di Majid Bekkas e Gavino Murgia che hanno trovato un assoluto e magico punto di incontro tra Sardegna e Marocco creando un linguaggio che riassume i caratteri della comunicazione universale. Gavino Murgia con gli impossibili suoni gutturali emessi che creano un sodalizio perfetto con la natura, si è fatto portavoce della cultura ancestrale, atavica della nostra terra sarda con i suoi fruscii, i suoi bisbigli e sussurri, con i misteriosi gorgoglii dell’acqua, il sibilo del vento e il frastuono delle correnti marine, urlo a tratti spaventoso della natura nella sua potenza.                                                                   

Ringraziamo la prof. Spiga per averci permesso di assistere a questa serata che ci ha consentito di spingerci al di fuori dei confini del cinema europeo.   

Gli alunni della 4^E e della 3^A

 

Scintillii e brividi in una serata d'Argento.

 

La sera del 15 Novembre, al teatro Adriano di Cagliari, è stato invitato come ospite il maestro dei maestri dell’horror: Dario Argento.

 

Noi alunni delle classi 4^E e 3^A, ormai abituali spettatori del Puntodivista  Film Festival, insieme e grazie alla nostra prof.ssa Caterina Spiga, abbiamo avuto la fortuna di incontrare molti personaggi importanti e di grande spessore come Riccardo Milani (noto regista italiano), Daniele di Bonaventura e altri. 

Giovedì 15 Novembre però abbiamo raggiunto il top del top! In questa serata, ricca di suggestioni e vivacità, abbiamo potuto ammirare un Dario Argento invecchiato, dai toni pacati, la memoria offuscata e ingannevole, con la quale teneva sulle spine gli spettatori. L’evento ha avuto inizio con la lettura di un emozionante brano tratto dal suo nuovo libro “Horror”, interpretato dalla melodica e suadente voce di Manuela Loddo. L’intervista, a cura del professor Italo Moscati, ricca di approfondimenti e segreti del mestiere, ci ha permesso di conoscere il maestro sotto nuovi e vari punti di vista. Si è parlato dell’abituale accostamento che si tende a fare tra il nostro Dario Argento e il grande Alfred Hitchcock, anche quest’ultimo amante del brivido e appassionato della macchina da presa che, con una poetica espressione, l’ha definita “strumento tale e quale alla penna di uno scrittore”. Molto emozionante il momento in cui egli ha preso le difese della figlia Asia, mostrandosi perdutamente innamorato della sua bravura e del suo coraggio e definendola una tra le “più brave attrici” al mondo! Ha così sottolineato l’importanza del film “Il fantasma dell’opera” ,la sua passione per la lirica e il suo viscerale amore per Maria Callas, aprendo così un ampio discorso sul ruolo delle donne nel cinema italiano, da lui considerate incomprese e sottovalutate. Sono state ripercorse le tappe della vita da regista di Dario che, sin dal 1970, si è dedicato al cinema horror ad altissimi livelli, grazie al quale, ha potuto lavorare con figure fondamentali del cinema italiano e internazionale. Tra questi Sergio Leone, il grandissimo Ennio Morricone, da lui definito il più grande maestro e compositore di colonne sonore per il cinema e, infine, Bernardo Bertolucci con cui, grazie a diverse collaborazioni professionali e amicali, ha instaurato un rapporto di generosità e reciproca stima. Con la pacatezza del suo parlare ha espresso critiche ricche di misura e di acume riguardanti il cinema odierno, che ormai va fondendosi e confondendosi con le fiction televisive e quindi impoverendosi, pertanto ha evidenziato la mediocrità del nuovo cinema che prende spunto dalle serie televisive solo per raggiungere allettanti traguardi economici. Un cinema ormai commerciale, nel quale non si osserva più la bravura degli attori, bensì la quantità di ascolti e le probabilità di vincere premi come l’Oscar e il Festival di Cannes. La serata è stata accompagnata dalle più celebri musiche da brivido dei suoi film, eseguite da Gianmario Solinas e Simone Sassu e dalle proiezioni di alcuni estratti dei suoi film. Al termine della serata abbiamo avuto la possibilità di conoscere di persona e fare una foto con il maestro del brivido. Onorati di aver potuto prendere parte al progetto, ringraziamo la nostra Prof.ssa Spiga per averci offerto l’opportunità di ampliare il nostro bagaglio culturale attraverso l’incontro con questo grande esponente del cinema italiano, alla scoperta di un mondo meraviglioso!

 

Alunni 3A-4E

 

 

Vincitori Skepto 2012

15/04/2012

Sabato 31 marzo 2012 si è concluso lo Skepto International Film Festival 2012, un evento unico che da tre anni  si svolge a Cagliari nel periodo febbraio-marzo: si tratta di una ’vetrina’ aperta al pubblico e ai filmmakers di tutto il mondo.

 

La classe 4^ E del nostro Liceo ha partecipato alla visione gratuita dei 9 cortometraggi finalisti della sezione dedicata alle scuole; le proiezioni si sono svolte nella mattina di venerdì 30 marzo presso il Piccolo Auditorium Comunale di Cagliari. A conclusione delle proiezioni è avvenuta anche la premiazione del vincitore: il corto dal titolo  Volevo le Snaik.

 

 

Il cortometraggio vincitore della sezione scuole è la storia di un ragazzo (Umile Pascazzi) ossessionato dai prodotti di consumo griffati e frustrato dall’impossibilità economica di possederli. Il cast è formato da studenti e docenti dell’Istituo Mancini di Cosenza. 

La rassegna completa , alla quale hanno partecipato 25 Paesi con circa 200 cortometraggi suddivisi in varie sezioni, è stata seguita da circa 7000  spettatori che si sono alternati nei giorni  28,29,30 e 31 marzo 2012.

 

 

Le proiezione dei cortometraggi in concorso e di quelli dell’European Independent Film Festival sono stati riproposti nelle quattro serate in tre sedi cagliaritane: Hostel Marina (la sede storica) il Piccolo Auditorium Comunale e il Liceo Artistico.

In contemporanea, la manifestazione si è svolta in altre città italiane (Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Perugia) e in 5 sedi europee parallele (Madrid, Barcellona, Sezana, Krško e Trbovlje) che collaborano con l’organizzazione Skepto(l’Associazione Culturale Skepto è formata da un gruppo di appassionati di cinema, fotografia e arti visive, che ha scommesso su questa manifestazione, ormai riconosciuta a livello internazionale) .

https://vimeo.com/37251182

 

 

Se siete interessati alla lista dei cortometraggi vincitori dello Skepto International Film Festival 2012 cliccate sul link riportato sotto. Oltre ai vincitori proclamati durante la serata finale del Festival, sono noti anche i risultati della votazione per la menzione speciale del pubblico. In coda all’articolo troverete i link che rimandano alle recensioni sui corti scritte dei ragazzi che hanno partecipato all proiezione.

Congratulazioni allo staff organizzatore del festival e a tutti gli autori dei corti.  

 

Qui di seguito i cortometraggi premiati:

Miglior cortometraggio del 2012

  • “Una carrerita,doctor!” di Julio Ramos (Peru’).

Miglior supershort e miglior corto della sezione “Sostenibilità ambientale”.

  • “Die rechnung” di Peter Wedel (Germania)

Miglior corto di animazione, una conferma:

  • “Birdboy” di Pedro Rivero e Alberto Vazquez (Spagna), già vincitore del premio Goya e preselezionato per gli Oscar.

Miglior corto sperimentale:

  • “Keha malu” di Ulo Pikkov (Estonia).

Miglior documentario:

  • “In nome de diu molla” di Matteo Antonelli (Italia).

Miglior videoclip:

  • “Working man blues” di Hermes Mangialardo (Italia).

Miglior corto “Scuole”:

  • “Volevo le snaik” di Alfredo Sguglio e Luana Galluccio (Italia).

Menzione Speciale del Pubblico:

  • Primo Classificato: “Dulce” di Ivan Ruiz Flores (Spagna)
  • Secondo Classificato: “ Gianni Schicchi” di Francesco Visco (Italia)
  • Terzo Classificato : “ Dripped” di Leo Verrier (Francia)

Menzioni speciali della giuria:

Per la sezione "Documentari":

  • "Arctic spleen" di Piergiorgio Casotti (Groenlandia)
  • "While you were gone" di Frida Kempff (Svezia)
  • "Pietranera" di Nicola Baraglia (Italia)

Per la sezione scuole:

  • "Risorgiamo" di Girolamo Macina (Italia)

Menzioni Speciali Associazione Culturale Skepto:

  • "http://" di Bartosz Kruhlik (Polonia)
  • "Sudd (Out of Erasers)" di Erik Rosenlund (Svezia Danimarca)

>>> Maggiori dettagli su i corti vincitori <<<

 

 

Recensioni degli alunni

La televiosione che \"Risorge\"

Sara Sarritzu, Nicoletta Cadelano, Francesca Desotgiu

Il custode

Leonardo Ibba, Alessandro Crivelli, Nicola Camba, Edoardo Colombu 

Una giornata diversa

Claudia Cabras 

Skepto ai voti

Alberto Murtas 

SIF Festival 2012

Davide Porru, Marco Paderi, Alberto Aresu, Matteo Sunda  

 

 

 aemme

  

SIF Festival 2012

13/04/2012

SKEPTO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2012

 

La giornata di venerdì 30 marzo ha visto completarsi il terzo appuntamento con lo Skepto International Film Festival 2012 a Cagliari. La città ha ospitato anche quest’anno una nuova edizione del concorso, che si è svolto tra il 28 e il 31 marzo. La mattina del 30 è stata dedicata, come già era stato fatto nelle precedenti edizioni, ai cortometraggi delle scuole. I corti in gara erano in tutto nove e trattavano tematiche differenti ma egualmente affascinanti. La visione dei filmati ha preso luogo nell’ auditorium dell’ex Liceo Artistico cagliaritano. In rapida successione, con un solo breve break, sono stati mostrati a un pubblico di un centinaio di persone (perlopiù scolaresche) i nove filmati:

 

IL custode (12’), filmato apparentemente molto intrigante e complesso, grazie a un accurato lavoro di montaggio, che, con un finale a sorpresa, si è rivelato semplice e molto simpatico. La vicenda si svolge in un vecchio castello e il perfido custode non vuole nessuno al suo interno soprattutto bambini. Gli attori erano tutti bambini eccetto il personaggio del custode interpretato da un adulto.

 

Risorgiamo (9’), filmato in cui si ritrova un motivo patriottico (probabilmente girato in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia). L’argomento principale riguarda l’esaltazione delle figure femminili nella storia del nostro paese con l’intento di sottolinearne l’importanza attraverso la descrizione di Antonietta De Pace, eroina gallipolina del patriottismo risorgimentale. Anche qui gli interpreti sono ragazzi.

 

Il razzismo è presente ovunque vivano gli uomini (5’), E’ un corto che affronta la tematica del razzismo, trattata con grande emotività attraverso scene che ripercorrono la storia del razzismo, con particolare riguardo alle discriminazioni subite dagli ebrei durante il nazismo. Il filmato si è servito di scene mute con un sottofondo musicale per evidenziare la dolorosità con cui quegli eventi accadevano e con cui oggi vengono ricordati.

 

... è la paura Sancho (9’), Tre ragazzi e un vecchio. Le richieste del mondo, fuori, da tenere a bada e la paura di non essere in grado di rispondere in maniera adeguata. Tre le ipotesi: chi si arrende, chi si chiude in sè stesso, chi continua a cercare e attraverso il racconto di un vecchio intravede la possibilità di rispondere.

 

Volevo le Snaik (20’), filmato divertente, molto simpatico che tratta con ironia il problema forse maggiore della vita dei giovani, i rapporti con gli amici condizionati dal modo di vestirsi o dagli atteggiamenti diversi. Il film è la storia di Umile Pascazzi, un adolescente la cui vita è controllata dall’ ossessione per i prodotti di consumo griffati, di cui ha maniacale conoscenza e desiderio; ogni individuo è letto in base alle griffe. La frustrazione che gli deriva dall’impossibilità economica di possedere autentici prodotti griffati lo fa sentire inadeguato e inferiore agli altri. Il corto è risultato agli occhi di tutti particolarmente reale e perfettamente ideato tanto da ottenere il primo premio. Gli attori sono ragazzi dell’Istituto Mancini di Cosenza.

Foto “Stili di guida”  immagine finale: alla guida….non seguire la striscia….

Stili di guida (2’), filmato molto breve ma allo stesso tempo ricco di contenuti, caratterizzato dal messaggio: mantenere stili di guida consapevoli e sottolineare il pericolo di guidare sotto effetto di droghe. Nonostante la sua semplicità il corto si è rivelato molto espressivo e simpatico con tanto di gran finale.

 

Sas Fruntudas (4’), corto che narra di un’Azione di protesta condotta nel 1917 a Dorgali da un gruppo di sole donne ai danni del Monte Granatico. Il corto ruota attorno alla voce narrante di un’anziana donna sarda che, coinvolta in un dialogo con un giovane, racconta la storia de “sas Fruntudas”.

 

Lo scontro (8’), corto che tratta sinteticamente il tema del bullismo con un finale a lieto fine, con la sbocciata amicizia tra il “bullo” e il “secchione”. Gli attori sono perlopiù ragazzi eccetto alcune comparse.

 

Pur sempre divina (25’), è stato l’ultimo corto in gara che presentava una simpatica interpretazione della Divina Commedia di Dante. L’ ”appeal” del filmato giocava soprattutto sulla comicità della personale interpretazione del capolavoro dantesco, infatti le scene e gli interpreti, i ragazzi del Pertini di Cagliari, non hanno particolarmente impressionato. La mattinata si è conclusa con la premiazione. I filmato vincente è stato “Volevo le snaik” ma una nota di merito è andata al filmato “Risorgiamo”.

 

Davide Porru, Marco Paderi, Alberto Aresu, Matteo Sunda (CLASSE 4°E)

 




Skepto ai voti

12/04/2012

Recensione Cortometraggi Skepto Filmfestival 2012 (Sezione Scuole)

Il Custode

E’ il primo corto della giornata ed esordisce bene. Belle le riprese nei primi due o tre minuti che vanno a descrivere il paesaggio, un castello davvero suggestivo. Oltre a questo il corto non va oltre, il proseguo infatti si rivela noioso, poco coinvolgente, privo di particolari e soprattutto scontato. L’intento del duo regista Di Geraldo-Gibelli probabilmente era quello di creare un finto thriller con un finale a sorpresa che sconvolgesse tutto, ma che alla fine si è rivelato un finale non poi così tanto a sorpresa, bensì esageratamente intuitivo. E’ però da riconoscere ai registi una buona maestria nell’usare la telecamera, nella scelta delle location e delle luci, uniche note azzeccate di questo short.

Voto: 5

 

Risorgiamo

Un tributo alla patriota Antonietta De Pace, dove una bambina annoiata alla tv, viene colpita dalle sue gesta narrate su un telegiornale e deciderà di diventare come lei. Un corto interamente interpretato da bambini, che con la loro simpatia e la loro spontaneità rendono interessante questo short, unica pecca il finale con uno scambio di battute poco chiaro. Dal punto di vista tecnico è un cortometraggio girato con attrezzature adeguate e maneggiate in modo davvero discreto.

Voto: 6

 

Il razzismo è presente ovunque vivano gli uomini

Probabilmente il film meglio riuscito di tutta la sezione. Probabilmente girato con pochi soldi e senza l’utilizzo di grandi attrezzature ma nonostante ciò ha reso benissimo lo stesso. Come da titolo l’argomento è pesante e complesso e sta proprio nel rendere il corto leggero, semplice e comprensibile la bravura del regista Perrier. Poche scene ma tutte molto chiare, il finale non ha scena ma un testo che tende a sensibilizzare l’uomo al grave problema del razzismo.

Voto: 6.5

 

Volevo le Snaik

Il contrario del precedente. L’argomento è semplice e in questi ultimi anni molto diffuso, ma i registi sono riusciti a renderlo pesante e a volte ridicolo per come erano girate le scene. Il genere dovrebbe essere un “Tragicomico” secondo chi ha creato l’opera ma si evolve in un trash non volontario.. La trama tratta di un ragazzo ossessionato dalla mancanza di abiti di marca e in particolare di un paio di scarpe, le Snaik. Questa ossessione lo farà uscire di testa tanto da commettere azioni immorali. Gli errori sono ovunque ma in particolare nelle scene che devono essere più serie e più significative si rivelano essere più comiche di quelle che davvero lo sono.

Voto: 4

 

Stili di Guida

E’ più che altro uno spot, che vuole sensibilizzare i giovani ( e non solo) alla guida prudente. Inizia con una descrizione anche simpatica dei vari stili di guida di chi guida l’auto per poi concludersi con un immagine e una frase ad effetto che calzano a pennello con il significato del corto. Semplice e ben riuscito.

Voto: 6.5

 

Sas Fruntudas

Un racconto storico narrato dalle labbra di un’anziana signora. L’argomento è una rivolta di sole donne a Dorgali nel 1917. Non c’è molto da dire se non il fatto che è molto ripetitivo ma non noioso, probabilmente per l’enfasi messa dall’anziana nel raccontare gli avvenimenti. Unico difetto (ma a nessuno si fa una colpa di ciò) è la probabile difficoltà che una persona che non conosce il dialetto, riscontrerebbe nel seguire l’intera narrazione.

Voto: 6-

 

Pur sempre divina

A chiudere le proiezione è un’ adattamento della Divina Commedia dantesca in forma di cortometraggio reso anche comico. L’interpretazione degli attori è più accostabile a quella di una recita scolastica più che di un film, ma si può comprendere. Lo stile di ripresa è abbastanza scadente, probabilmente non è stato fatto per tentare di vincere il concorso ma più che altro per divertirsi e sicuramente ci saranno riusciti, oltre a ttte le pecche tecniche e artistiche le battute e le scenografie sono davvero divertenti e a momenti grottesche. Qualche volta si scadeva nel banale ma da notare l’originalità in particolare nei passi del purgatorio.

Voto: 4.5 / 5 

Alberto Murtas 4^E                                   



Una giornata diversa

12/04/2012

Il giorno 31 marzo ci siamo recati presso il Piccolo Auditorium Comunale di Cagliari per assistere alla proiezione dei cortometraggi, sezione scuole, del concorso Skepto International film festival.

La giornata è iniziata egregiamente, il sole splendeva e non c’era neppure una nuvola in vista, giornata ideale per un uscita e per riposarsi un po’ dopo giornate interminabili sui banchi di scuola.

Arrivati nel luogo della proiezione dopo una attesa di qualche minuto, seduti su comodissimi divanetti, abbiamo potuto vedere i cortometraggi, esattamente nove, tutti realizzati da scuole italiane, primarie e secondarie.

Nessuno dei cortometraggi è stato noioso o privo di un messaggio particolare anche se in alcuni è apparso banale ma, nonostante non fossero realizzati da professionisti,  i montaggi, le riprese e le musiche sono stati veramente buoni, se non eccellenti.

Per quanto riguarda il contenuto, a parte due corti (del primo, intitolato ... è la paura Sancho, non ho recepito il significato,  mentre il secondo dal titolo Pur sempre divina, una parodia della divina commedia, mi è sembrato  poco simpatico e, a mio parere, ha scaturito le risate più che altro per i testi e l’interpretazione inadeguata degli attori)  gli altri sono stati tutti molto interessanti e carini.

 

 

In particolare hanno colpito la mia attenzione il corto Risorgiamo, realizzato dalla Scuola primaria del XXIV Circolo Didattico "C. Perone" di Bari che parlava di una patriota del Risorgimento: Antonietta De Pace. La sua storia e il racconto descrittivo intervallato da momenti di pura comicità e batture ironiche su alcune trasmissioni televisive attuali. È stato veramente molto carino anche perché non è semplice conciliare argomenti cosi seri con l’ironia.

 

 

 

Infine, molto bello per l’attualità del tema trattato è stato il corto Volevo le snaik, realizzato dall’Istituto Mancini di Cosenza in cui si ironizzava l’esasperata tendenza degli adolescenti a seguire la moda, in modo quasi ossessivo, al punto che si potrebbe  far del male alle persone. Logicamente anche qui è presente una buona dose di comicità e simpatia.

 

Concludendo tutto sommato è stata un bella mattinata e non posso che consigliare a tutti di andare a vedere questi corti.

 

Claudia Cabras IV E

 




Il custode

03/04/2012

 

Tra i cortometraggi presentati al festival,  Il Custode si differenziava dagli altri per via dell’argomento trattato, la sceneggiatura e la struttura della trama. Si nota chiaramente l’abilità degli autori e scenografi:  hanno saputo trasformare un semplice gioco quale è  ’nascondino’ in una sorta di film thriller; il corto ha suscitato negli spettatori una suspance iniziale svanita solo alla conclusione con un finale comico a sorpresa.

La trama è incentrata sulla figura di un custode alto, di corporatura grossa, con capelli scuri e una faccia che inizialmente incute timore; egli si appresta ad inseguire dei bambini entrati in una villa sulla quale lui avrebbe dovuto vigilare e, dunque,  fare il ’Custode’.
Già dalla scelta delle musiche iniziali, classiche dei film thriller con tonalità intriganti, il corto lascia intendere quali fossero le cattive intenzioni di quel custode mentre insegue i bambini nelle diverse stanze della villa. Infatti, quando i bambini entrano nella villa si accorgono che il custode li insegue; allora, impauriti da quest’ultimo, decidono di dividersi e di nascondersi ognuno in una stanza diversa di quella grandissima villa. L’abitazione viene presentata come una classica villa antica, riconducibile ai primi anni del 900, per via dell’arredamento; tutte le stanze appaiono poco illuminate, quasi a sottolineare la suspance che è la chiave della narrazione, che poi avrebbe svelato il finale comico.

Il Custode, che si muove con aria furtiva e sospetta, è intento nella ricerca di tutti i bambini nascosti;  ad uno ad uno li scova nei loro nascondigli e una volta scovati, le riprese si interrompono senza mostrare che fine facciano i bambini:  le riprese continuano invece con il Custode che cerca il bambino successivo. Trovati quasi tutti i bambini, ne manca solo uno all’appello, che si è  rifugiato sotto un tavolo. Il Custode nota le sue scarpe che spuntano dalla tovaglia del tavolo, allora solleva la tovaglia di scatto ma il bambino non c’è; subito un ombra dietro di lui si mette a correre. E’ l’ultimo bambino che manca all’appello; ed  è riuscito a salvarsi,  subito si mette a correre con il guardiano alle sue spalle che lo insegue fino a quando, arrivato fuori dalla villa si blocca e  tocca il muro con la mano gridando:

- Tana liberi tutti! 

Questo finale non poteva che suscitare la risata generale del pubblico presente in sala. Il gioco, come ho detto all’inizio è stato presentato come un film thriller, nel quale il custode sembra abbia un ruolo quasi di assassino impegnato nel rintracciare i bambini con chissà quali cattive intenzioni.

Le musiche, la scenografia ambientale e le riprese sono state eseguite in maniera impeccabile, tutto faceva pensare ad un finale completamente diverso; il protagonista e i piccoli attori, nonostante non fossero professionisti, hanno recitato in maniera più che discreta.   

 

Leonardo Ibba, Alessandro Crivelli, Nicola Camba, Edoardo Colombu   4^E

 

La televiosione che "Risorge"

03/04/2012

La televisione che "risorge".

 

 

Anche quest’anno si è tenuto a Cagliari lo Skepto International Film Festival, che proponeva vari cortometraggi realizzati da diverse scuole italiane. Tra questi video, ha colpito maggiormente la nostra attenzione il corto "Risorgiamo", per la sua originalità nel fondere momenti ironici con momenti storici di particolare importanza. "Risorgiamo" tratta in 9’ la vicenda di una bambina che guardando la televisione scopre di non aver alcun interesse per la maggior parte dei programmi televisivi proposti dalle varie emittenti pubbliche  e private; si appassiona, invece, alla Storia raccontata da un TG molto particolare. Infatti, l’inviato di questo programma ha la possibilità di teletrasportarsi nel tempo e ciò gli consente di approfondire personalmente alcuni fatti storici che oggigiorno vengono ricordati raramente. Nella puntata che  la bambina segue, ambientata nel lontano 1848, l’inviato  intervista la patriota Antonietta De Pace.

 

Antonietta De Pace nasce nel 1818 a Gallipoli in provincia di Lecce da un banchiere napoletano e da una nobildonna di origine spagnola. Nella sua vita si dedicò molto ai rapporti con i vari patrioti italiani come Epaminonda e anche con coloro che erano in esilio o in prigione, collaborò con il comitato napoletano della Giovine Italia e seguì con attenzione anche la famosa causa "dei Quarantadue" dove il compito delle donne era quello di fare da tramite tra i detenuti politici e i loro parenti, di far arrivare nelle carceri cibo e altri beni di sussistenza, lettere e informazioni politiche. Antonietta fece parte di associazioni patriottiche meridionali quali l’Unità d’Italia, la Setta carbonico - militare e il Comitato segreto napoletano. Fu arrestata il 26 agosto del 1855 dalla polizia borbonica con l’accusa di cospirazione, ma grazie alla sua abilità nell’eliminare le prove e nel saper sostenere gli interrogatori, non emersero prove concrete delle sue attività cospirative. Il processo fece molto scalpore sia perché l’imputato era una donna dell’alta borghesia sia perchè venne assolta dalla condanna a morte richiesta dal procuratore generale. Dopo un periodo di depressione, dovuto alle alterne vicende politiche, Antonietta riprese la sua abituale vita anche se fu costretta a rifugiarsi in Puglia per sfuggire all’epidemia di colera scoppiata nel 1884. Nel 1893 si ammalò di bronchite e morì all’età di 76 anni dopo aver vissuto una vita difficile ma gratificante.

 

Nello sketch, dove i personaggi erano tutti bambini, la protagonista dopo aver seguito il servizio dedicato a questo grande modello di patriottismo, decide di seguire il suo esempio per cercare di diventare anche lei una persona capace di combattere per quello in cui crede.

 

Sara Sarritzu, Nicoletta Cadelano, Francesca Desotgiu, IV E

 




Skepto International Film Festival 2012

20/03/2012

Prende avvio tra marzo e apriledi quest’anno lo Skepto International Film Festival 2012. La manifestazione, giunta alla sua terza edizione, è interamente dedicata ai cortometraggi e si sviluppa parallelamente in diverse città italiane ed europee secondo il seguente calendario: 
Cagliari: 28, 29, 30, 31 marzo 2012
Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Perugia, Barcellona, Se?ana, Krško: 31 marzo 2012 
Trbovlje: 7 aprile 2012
Madrid: 11 aprile 2012
Sito di SKEPTO 2012
 
 
  
 
Per consultare il programma completo dell’edizione cagliaritana di Skepto 2012 >>> Programma Cagliari
La manifestazione di  Cagliari prevede la proiezione, nell’arco di 4 giorni, di circa 120 cortometraggi divisi in varie sezioni:
 
  • Animazione;
  • Profondo Skepto: horror, thriller e oltre - il lato oscuro del corto;
  • Cortometraggi Scuole;
  • Cortometraggi stile libero;
  • SKEPTYRICON: grottesco, trash e demenziale;
  • Cortometraggi avanguardia e sperimentali;
  • Speciale Videoclip;
  • Finale short e supershort;
  • Documentari;
  • Cortometraggi cinema sud-americano.

Oltre alla proiezione dei cortometraggi si terranno alle 12:30 gli Aperitivi cinematografici, appuntamenti di mezzogiorno con la presentazione della giornata e incontri tra pubblico, autori, giurati.

Proiezioni e incontri si svolgeranno presso:
Hostel Marina Sala A e B
Chiostro Hostel Marina
Piccolo Auditorium Comunale
Ex Liceo Artistico 

PER SOSTENERE IL FESTIVAL

La scoperta e colonizzazione del Sud America nei film

04/04/2010

Inizialmente la conquista da parte degli occidentali si concentrò nel centro e nel sud America, dove avventurosi europei si addentravano nel territorio sconosciuto alla ricerca di oro o di facili occasioni per arricchirsi. 
Pedro Àlvares Cabral scoprì nel 1500 il Brasile, ma non penetrò mai all’interno del territorio, si limitò a formare dei latifondi per la coltivazione di canna da zucchero. Sebastiano Caboto eplorò il Rio de la Plata e i suoi ufficiali esplorarono la zona dell’attuale Argentina. Vincente Pinzòn esplorò l’estuario del Rio delle Amazzoni. Hermàn Cortes fu il conquistatore del Messico. 
Ritroviamo questo argomento, che è poco comune all’interno dell’industria cinematografica, nei 
film: The Mission, La strada per El Dorado, Apocalypto e La conquista del paradiso. 
Nel sud America, un cacciatore di schiavi uccide per gelosia suo fratello, che stava con sua moglie. Travolto dal rimorso egli decide di morire. Ma un padre gesuita convince l’uomo a seguirlo in una rischiosa spedizione nella foresta sopra le cascate dell’Iguazu, al confine tra Brasile, Argentina e Paraguay. Qui il loro compito era evangelizzare una tribù di indios. Questa “missione” non solo non viene appoggiata dai regni iberici (Spagnolo e Portoghese) ma viene da essi ostacolata. Dunque per risolvere questi conflitti viene inviato dal pontefice un cardinale che pur riconoscendo la bontà della missione ordina ai religiosi di abbandonarla per motivi politici. I gesuiti decidono però di non abbandonare gli Indios e combattono al loro fianco. Alla fine vengono sterminati sia i gesuiti che gli Indios. Nel film The Mission, film del 1986 diretto da Roland Joffè, gli Indios vengono visti dai gesuiti come persone da proteggere e portare sulla retta via. 
La strada per El Dorado, film di animazione del 2000 prodotto dalla Dream Works, narra di due uomini che vincono una mappa giocando a dadi. Questa mappa contiene le informazioni necessarie per arrivare alla leggendaria città dell’oro del nuovo mondo: El Dorado! Dopo innumerevoli avventure, giungono veramente alla città di El Dorado dove vengono accolti e venerati come dei. 
In Apocalypto, film del 2006 prodotto da Mel Gibson, si parla di una guerra interna tra due tribù indigene. Si assiste all’aggressione di un villaggio da parte dei Maya alla ricerca di vittime sacrificali per placare una misteriosa epidemia attribuita all’ira degli dei. Il protagonista, Zampa di Giaguaro, riesce a superare la prigionia e a rintanarsi di nuovo con la sua famiglia nella foresta. Questo film ha suscitato molte polemiche dal  punto di vista storico. Infatti i Maya vengono descritti come una civiltà fiorente nel 1500, quando invece erano ormai giunti al loro declino. Inoltre ha suscitato discussioni la scena dell’eclissi lunare dove i Maya si spaventano. Ciò non è possibile poiché i Maya avevano un’ampia conoscenza astronomica e non si sarebbero mai spaventati per un’eclissi lunare. In questo film, gli indios, vengono descritti come una civiltà superstiziosa, culturalmente arretrata e sanguinaria. 
La conquista del paradiso, diretto da Ridley Scott e uscito nel 1992, parla invece della conquista dell’America da parte di Cristoforo Colombo che parte il 3 Agosto del 1492 da Palos. Il film descrive la conquista e la crudeltà degli uomini occidentali. Tornato in Spagna, Colombo inizia a progettare un altro viaggio, ma non essendo ben visto dalla nobiltà finisce in carcere. Finito il periodo di prigionia riesce ad incontrare la regina che gli concede la possibilità di intraprendere un altro viaggio, ma lo avverte di stare lontano dall’isola di San Salvador e in particolare da Santo Domingo. 
Nonostante i film siano molto diversi fra di loro, la morale che si trae è sempre la stessa:l’occidente ha sempre avuto, e ha ancora oggi, la pretesa di assoggettare, “civilizzare” e sottomettere le culture diverse da esso. 

 



Avatar

10/02/2010 

Avatar è un film di fantascienza del 2009, scritto, diretto e prodotto da James Cameron e interpretato tra gli altri da Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver e Giovanni Ribisi. È stato distribuito nei cinema di tutto il mondo tra il 16 e il 18 dicembre 2009. L’Italia e la Svizzera italiana, dove è uscito il 15 gennaio 2010, sono gli ultimi Paesi al mondo in cui è stato distribuito. Tale ritardo è dipeso dalla volontà della 20th Century Fox, che distribuisce il film, di non mettere la pellicola in concorrenza con i cinepanettoni natalizi di De Sica e Pieraccioni, preferendo puntare su Amelia.Il film è stato pubblicato nel tradizionale formato 2D, ma ha visto anche un’ampia diffusione in 3D e in 3D IMAX. Lo stesso Cameron, che è un forte sostenitore del 3D come futuro del cinema, ha dichiarato che si avrebbe un’esperienza più completa guardando Avatar in tre dimensioni, poiché il film è stato da lui appositamente pensato per essere visto in quel modo. Costato 237 milioni di dollari, Avatar ne ha finora incassati oltre due miliardi, diventando il film che ha incassato di più nella storia del cinema. 

TRAMA 
Nel 2154 una compagnia interplanetaria terrestre, la RDA, intende sfruttare i giacimenti minerari di Pandora, enorme pianeta gassoso del sistema stellare. Alpha Centauri. Pandora è un mondo primordiale, ricoperto da foreste pluviali e alberi alti fino a trecento metri, ed è abitato da creature di tutti i tipi, tra cui degli umanoidi senzienti chiamati Na’vi, alti tre metri e ricoperti da una pelle blu striata. L’aria del pianeta non è respirabile dagli umani senza l’impiego di apposite maschere filtranti, pertanto gli scienziati hanno sviluppato degli avatar, ibridi genetici tra umano e Na’vi: attraverso un’interfaccia mentale un uomo può collegare i propri sensi nervosi alla creatura, immedesimandosi e controllandola esattamente come se fosse il proprio corpo. Tale collegamento è possibile solo quando l’essere umano cade in una sorta di coma all’interno di una speciale capsula tecnologica. 
RICONOSCIMENTI 
Il 17 gennaio 2010 Avatar si è aggiudicato due Golden Globe, uno per James Cameron, eletto miglior regista dall’Hollywood Foreign Press Association, e il secondo come miglior film drammatico. Era candidato anche per la miglior colonna sonora, premio assegnato a Michael Giacchino per il suo lavoro in Up, e per la canzone "I See You", scritta da James Horner e cantata da Leona Lewis.Il film è stato nominato a molti premi cinematografici tra cui i Critics’ Choice Awards; quest’ultimo è stato assegnato al film  The Hurt Locker, diretto dall’ex moglie di Cameron, Kathryn Bigelow, nelle categorie Miglior Film e Miglior Regista. Avatar ha ricevuto inoltre nomination ai Chicago Film Critics Association Awards, i premi della Directors Guild of America, Las Vegas Film Critics Society Awards e Phoenix Film Critics Society Awards, ricevendo menzioni per gli aspetti tecnici del film, come le scenografie e gli effetti speciali, più che per le interpretazioni del cast. Il 21 gennaio il film ha ricevuto otto nomination ed è stato candidato nelle categorie miglior film, miglior regista, miglior effetti visivi, miglior colonna sonora, miglior fotografia, miglior montaggio, migliori scenografie e miglior sonoro. Avatar è inoltre da molti considerato uno dei principali candidati alla nomination all’Oscar come miglior film, a causa del suo successo ai box office di tutto il mondo e delle recensioni favorevoli. 

Erich Batzella



"Baciami ancora" , Muccino torna in Italia

05/02/2010

5.02.2010

Baciami ancora è un film scritto e diretto da Gabriele Muccino, sequel del film L’ultimo bacio. Tra i protagonisti spiccano più degli altri Stefano Accorsi e Vittoria Puccini. 
Il film è uscito nelle sale cinematografiche il 29 gennaio del 2010 e nel primo week-end ha incassato ben 3.119.523 euro. 
La colonna sonora del film è l’omonima canzone di Jovanotti, che in brevissimo tempo sale in cima alle classifiche musicali italiane e viene dichiarata come miglior canzone d’amore degli ultimi tre anni.
La storia si svolge a Roma, dieci anni dopo il primo esordio. La vicenda racconta l’evolversi dell’amore tra Carlo, interpretato da Stefano Accorsi e Giulia (Vittoria Puccini). Nel film sono presenti inoltre le numerose vicende in cui sono protagonisti gli amici di Carlo e Giulia:
Paolo, Adriano ed Alberto. 
In Baciami ancora Vittoria Puccini ha sostituito la parte che nel primo film era interpretata da Giovanna Mezzogiorno. Assieme a Giovanna Mezzogiorno ha abbandonato il cast anche Martina Stella. Inizialmente si pensava che la parte di Giulia venisse assegnata a Claudia Pandolfi ma alla fine Muccino ha assegnato il ruolo a Vittoria Puccini.

Baciami ancora racconta una storia triste e malinconica che ti porta in un mondo in cui l’amore è alla base dalla vita e in cui le madri sono state lasciate dal marito e si trovano ad accudire il proprio figlio da sole.


Aldostefano Marino

 

Zoolander

17/11/2009

Zoolander è un film del 2001 diretto e interpretato da Ben Stiller; a causa dell’uscita dopo solo due settimane dall’attacco dell’11 Settembre alle Torri Gemelle,  ottenne diverse critiche,   ma nonostante ciò riscosse un notevole successo e acquistò parecchi fan. 

Il film è una parodia sul mondo della moda, incentrato soprattutto sui modelli, stereotipati come egocentrici e narcisisti. Il protagonista, Derek Zoolander, è uno sciocco supermodello divenuto famoso per le sue espressioni teoricamente diverse, praticamente tutte uguali, che verrà scelto da uno stilista di fama mondiale, Mugatu, per fargli un lavaggio del cervello e fargli uccidere durante una sfilata il Primo Ministro della Malesia perchè vorrebbe cercare di porre finire allo sfruttamento minorile del paese. Dopo essere stato battuto dal giovane modello Hansel nella battaglia per il premio di "Modello dell’anno", si ritira nel suo appartamento che condivide con tre amici modelli anch’essi, questi ultimi  per cercare di tirarlo su di morale, decidono di portarlo da Starbucks, ma muoiono mentre giocano con le pompe della benzina. Scosso da questi avvenimenti decide di riscoprire i veri valori della vita e va nella sua cittadina natale dove vorrebbe mostrare al padre e ai fratelli minatori di essere qualcosa più che un semplice modello. Fallisce miseramente nell’impresa e fa ritorno al suo appartamento, riprendendo la sua carriera di modello dopo aver ingaggiato Mugatu per la sua nuova linea ispirata ai senza-tetto. Viene mandato, spacciandola per una spa, in una banchina ultra-tecnologica dove gli viene fatto un lavaggio del cervello, grazie al quale alla sfilata della nuova linea avrebbe ucciso il Primo Ministro malese alla partenza della canzone "Relax". La giornalista Matilda Jeffris, che aveva pubblicato un articolo piuttosto pungente riguardo Derek sul "Time", riesce ad incontrarlo durante una sfida a due con Hansel per avvertirlo della situazione di pericolo in cui si trova. Lo conduce ad un cimitero dove incontrano l’ex manista più famoso del mondo che aveva aiutato la giovane e racconta loro come Mugatu sia la pedina delle più grandi aziende tessili e di come gli assassinii più famosi siano stati commessi da modelli, i quali sono atletici, manipolabili e ingenui. Matilda e Derek si rifugiano a casa del rivale Hansel, col quale il supermodello si chiarisce sulle loro divergenze; i tre riescono infine a evitare che Derek commetta l’omicidio e questo, grazie alla sua nuova e attesissima espressione "Magnum", riesce a salvare il Primo Ministro da una stellina ninja lanciata da Mugatu per cercare di assassinare lui stesso il malese. Il film termina con Derek e Matilda, sposati e genitori di un bimbo, entrambi impiegati a lavorare come insegnanti nel "Centro per bambini che non sanno leggere bene".

A mio parere questo film è davvero divertente, ottimo per passare del tempo senza ritrovarsi con una visione pesante e eccessivamente riflessiva. Inoltre consiglio vivamente di guardarlo con gli amici, perché certe espressioni usate nel film - per quanto mi riguarda, perlomeno - sono diventate soggetto di battute. Buona visione!

 

Virginia Pes

The Breakfast Club

17/10/2008

Chicago, USA, 1984: cinque ragazzi del liceo per scontare una punizione si ritrovano un sabato a scuola, dovendoci passare tutta la mattina e il pomeriggio; si considerano e vengono visti da tutti come “un cervello, un atleta, un handicappata, una principessa e un criminale”. Il preside li confina nella biblioteca della scuola, li fa sedere, gli proibisce di muoversi e di parlare e gli assegna un bel tema (che dovranno svolgere entro le 17:00) dal titolo “Chi sono io?”.

In un primo momento, i ragazzi si attaccano e punzecchiano l’un l’altro dando credito a quei pregiudizi che esistono ancora oggi tra gli adolescenti: la ragazza ricca e carina lega con il giocatore di football e schifa il delinquente, il “secchione” cerca di inserirsi nei discorsi ma viene sempre respinto, mentre la ragazza “strana”, silenziosa e solitaria, non viene neanche degnata di uno sguardo, se non quando fa una delle sue stranezze (citandone una: per fare l’effetto neve su un disegno, invece di usare matita e colori si scuote i capelli sopra il foglio facendo cadere la forfora).

Ma inconsciamente questi cinque prototipi delle categorie di ragazzi che sono sempre esistite svolgeranno il tema senza doverlo scrivere, scoprendo insieme chi sono veramente e cosa sarà per loro il futuro, capendo che l’atleta, malgrado i suoi successi sportivi e il ruolo di leader nella sua squadra, ha da invidiare agli altri la capacità di prendere decisioni da solo, senza dover costantemente seguire gli ordini di un padre e di un allenatore; e che la ragazza-principessa non è più felice degli altri, perché sa che le sue giornate di shopping e gli orecchini di diamanti non sono altro che un modo che i genitori (avendo intenzione di divorziare) usano per “comprarla” e averla dalla propria parte. Ognuno quindi ha i propri problemi, e loro ne parleranno insieme, ponendosi tante domande, scherzando e facendo pazzie, torturando il povero preside (che, alla fine, si rivelerà una persona orribile, cento volte peggio del “criminale” che biasima tanto).

Ma dopo un pomeriggio intero trascorso insieme, sarà il “cervello” a porre a voce alta la domanda a cui tutti stavano pensando: “Cosa succederà lunedì, quando saremo di nuovo mischiati con gli altri?”… saranno ancora amici? O come sempre incrociandosi nel corridoio faranno finta di niente, per non deludere i propri amici e perdere la popolarità? Lascio scoprire a voi quali saranno le diverse risposte, perché nessuna sarà uguale all’altra…

“The Breakfast Club” – la cui colonna sonora oltretutto è la bellissima “Don’t you (forget about me)" dei Simple Minds -, mancando assolutamente di banalità, è divertente e ironico, ma fa anche riflettere perché tocca i problemi di noi ragazzi e porta a galla molte cose che ognuno di noi cerca di nascondere… perché i liceali sono sempre gli stessi, oggi come ventiquattro anni fa.

Franci V C ;>

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Batman: l'eroe dei fumetti nel Cinema

29/09/2008

Dopo la recente uscita nelle sale cinematografiche di “Batman: il Cavaliere Oscuro” , film di Christopher Nolan, il personaggio di Batman si afferma sempre di più come eroe del cinema più che del fumetto, dopo il grande successo ai botteghini, facendo rinascere la passione di Batman nel contesto del grande schermo.
Tuttavia questi ultimi film non sono i primi, infatti la “carriera” di Batman al cinema ha inizio nel 1989, con l’uscita del primo film sull’uomo pipistrello, “Batman” diretto da un giovane Tim Burton, dove Bruce Wayne, col volto (seppur mascherato) di Michael Keaton, si immerge nei panni dell’eroe per contrastare la minaccia del Joker, magistralmente interpretato da Jack Nicholson. 
Tim Burton si ritrova alla direzione della “conferma” di Batman al cinema; infatti nel 1992 esce nelle sale “Batman – Il Ritorno” dove, nuovamente Keaton come interprete, Batman deve salvare Gotham City dai piani malefici del Pinguino (Danny De Vito), aiutato dall’avvenente Catwoman, che sfrutta la bellezza di Michelle Pfeiffer. 
BatmanIl terzo appuntamento sul grande schermo è firmato dalla sapiente mano di Joeal Schumacher, in “Batman Forever” del 1995. I panni dell’eroe pipistrello toccano a Val Kilmer, che all’altezza del suo predecessore, deve vedersela con l’Enigmista del poliedrico Jim Carrey e l’Harvey Dent di Tommy Lee Jones, risoluti a far trionfare il male sulla città di Bruce Wayne. La sfida rimane dura ma l’uomo pipistrello può contare sull’aiuto del fedele Chris O’ Donnell, nei panni di Robin. 
Il Batman degli anni ’90 si conclude con il quarto adattamento, targato anno 1997, il secondo con Schumacher regista, ma il primo per Gorge Clooney, nell’insolita veste di Bruce Wayne/Batman. Affiancato dallo stesso Robin (Chris O’ Donnell), i nuovi nemici da sconfiggere corrispondono ai nomi di Poison Ivy, della conturbante Uma Thurman, e del possente e “freddo” Mr. Freeze , ruolo dell’attuale governatore della California, Arnold Schwarzenegger. Il film comunque sembra essere il picco più basso di tutta la produzione cinematografica di Batman, facendo sospendere la realizzazione di altri film su Batman per un po’ di tempo. 
Ma otto anni dopo le sale dei nostri cinema ospitano nuovamente un nuovo capitolo della storia dell’uomo Pipistrello, incentrato sulle sue origini e la nascita di lui come eroe di Gotham City. Il film, di Christopher Nolan, con Christian Balenel ruolo di Bruce Wayne/Batman, piace molto sia al pubblico che alla critica, anche per il cast importante che accompagna Bale, ovvero Michael Caine nel ruolo del maggiordomo Alfred Pennyworth, Gary Oldman come il tenente di polizia Gordon, Morgan Freeman nel ruolo di Lucius Fox e Liam Neeson come Henri Ducard. Viene apprezzata la scelta di proporre un Batman inedito, non ancora paladino degli innocenti, ma prossimo a diventarlo; un vero viaggio alla scoperta delle sue origini. Il film dalla sua ha toni più cupi rispetto allo stile delle altre pellicole, con un incremento dell’utilizzo degli effetti speciali. Il film, “Batman Begins” (2005), è un vero successo, che segna la rinascita della passione e dell’interesse per Batman al cinema. Anche perché il film si chiude con un Batman pronto alla sfida del suo più famoso nemico: il Joker. 
Locandina originale di "Batman: The Dark Knight"I fans non sono delusi, il seguito di “Batman Begins” esce nelle sale nel 2008: “Batman: Il Cavaliere Oscuro”. Regia e attori sono sempre gli stessi, a prova che tutti hanno svolto un ottimo lavoro precedentemente, se non per l’introduzione del Joker interpretato dal compianto Heath Ledger. Quest’ opera non è altro che una sorta di “remake” del primo Batman di Tim Burton. Per la trama è giusto dirlo, ma l’atmosfera e il personaggio del Joker è una vera innovazione. Tralasciando l’ eccellente interpretazione di Ledger, questo Joker più che un clown schizofrenico surreale, diventa un terrorista pazzo sostenitore del Caos, attualizzandosi nell’ America post 11 settembre. Da sottolineare anche la grande prova di Aaron Eckhart nella parte del procuratore distrettuale Harvey Dent. 
Il film supera le aspettative e batte il “Begins” di tre anni prima, piazzandosi con il record di incassi di 500 milioni di dollari ai botteghini in meno di cinquanta giorni. La critica è entusiasta del nuovo Joker, di Batman e dell’uso degli effetti speciali, miscelati sapientemente in questo grande film d’azione. Il Batman è tornato alla grandezza che merita, ma questo è dovuto anche al genio di Frank Miller, che è stato ideatore della svolta cupa e dark del Batman dei film di Nolan che ha convinto quasi tutti gli amanti del Batman cartaceo. 
Albo di Frank Miller "Batman Anno 1"Frank Miller, autore di fumetti statunitense attuò una profonda rivisitazione dell’uomo pipistrello durante gli anni 80 pubblicando per la ‘DC Comics’ due tra i più celebri albi, “Batman anno 1” e “Il Ritorno del cavaliere oscuro”. E’ appunto grazie al genio di Frank Miller che un personaggio come quello di Batman che ormai aveva raggiunto quasi il ridicolo (perdendo la drammaticità e l’intensità del personaggio inziale), fra gli altri anche a causa dei telefilm del 1966, raggiunse nuovamente il suo splendore. Frank Miller diede grande importanza al passato di Batman, e lo riportò ai fasti originali. Un personaggio oscuro, reietto di una società corrotta dal crimine, turbato profondamente dal suo passato, pronto a sfidare la morte per combattere il crimine ma per mezzo delle sue ferree regole, che in nessun modo prevarica. Un personaggio che tuttavia, a differenza di molti supereroi, è umano, sbaglia, si fa male, sanguina e come unica arma ha la tecnologia e l’astuzia. E’ un Batman ancora acerbo nella tecnica, appunto umano, quello proposto in “Batman Anno I”, e questo è indubbiamente l’albo che di più ha influenzato nella stesura della scenografia dei batman “di nuova generazione”, ovvero “Batman Begins” e “The Dark Knight”.

Per maggiori informazioni, visitare le seguenti pagina di Wikipedia: Batman.

Giuseppe Spissu e Marco Torelli

 

Quel pazzo...di Jim Carrey

22/09/2008

Biografia del mitico Jim Carrey

James Eugene Carrey (si lo so,ha sconvolto anche noi) nasce a Newmarket il 17 gennaio 1962 da Percy e di Kathleen Carrey,ha tre fratelli più grandi, John, Patricia e Rita. La sua famiglia è cattolica ed ha radici francesi (il loro cognome originario era Carré). 
La sua carriera inizia come commediante: all’età di 10 anni inviando il suo curriculum al The Carol Burnett Show,diventò talmente bravo da essere una piccola celebrità rinomata nel suo liceo.Quando i suoi genitori si ritrovarono in ristrettezze economiche, la famiglia Carrey si trasferì a Toronto. Jim frequentò la Blessed Trinity Catholic School di New York per due anni, per poi passare alla Agincourt Collegiate Institute. 
Jim lasciò la scuola all’età di 16 anni per dedicarsi alla carriera di comico nei club. Nel 1979, a diciassette anni si trasferì a Los Angeles dove lavorò nel The Comedy Store quando il comico Rodney Dangerfield lo notò inserendolo nei suoi spettacoli.Jim fece poi un audizione per partecipare allo show Saturday Night Live ma senza successo.Il suo primo ruolo da protagonista in televisione fu Skip Tarkenton, nel programma The Duck Factory.Da qui ebbe inizio la sua strepitosa carriera da sregolato e comico attore che noi tutti conosciamo. 

Filmografia del mitico Jim Carrey

(2008) Ortone e il mondo dei Chi - Ortone (voce) 
(2006) Number 23 - Walter Sparrow/Fingerling 
(2006) Dick & Jane - Operazione furto - Dick Harper 
(2005) L’uomo da sei milioni di dollari - Colonello Steve Austin 
(2004) Lemony Snicket’s - Conte Olaf 
(2004) Se mi lasci ti cancello - Joel Barish 
(2003) Una settimana da Dio - Bruce Nolan 
(2001) The Majestic - Peter Appleton/Luke Trimble 
(2000) The Grinch - Eddie Kasalivich 
(2000) Io, me & Irene - Charlie/Hank Baileygates 
(1999) Man on the Moon - Andy Kaufman/Tony Clifton 
(1998) In My Life (Film Tv) - Se stesso 
(1998) Simon Birch - Joe Wenteworth adulto 
(1998) The Truman Show - Truman Burbank 
(1997) Bugiardo bugiardo - Fletcher Reede 
(1996) Il rompiscatole - Chip Douglas 
(1995) A Comedy Salute to Andy Kaufman - Se stesso 
(1995) Ace Ventura: missione Africa - Ace Ventura 
(1995) Batman forever, Batman per sempre - Enigma 
(1994) The Mask - da zero a mito - Stanley Ipkiss/The Mask 
(1994) Scemo e più scemo - Lloyd Christmas 
(1994) Ace Ventura - l’acchiappanimali - Ace Ventura 
(1992) The Itsy Bitsy Spider - Sterminatore 
(1992) Nel segno del padre (Film Tv) - Tim 
(1991) Jim Carrey: The Un-Natural Act (Film Tv) - Se stesso 
(1989) Le Ragazze della Terra sono facili - Wiploc 
(1988) Pink Cadillac - Intrattenitore 
(1989) Mike Hammer: Murder Takes All (Film Tv) - Brad Peters 
(1988) Scommessa con la morte - Johnny Squares 
(1986) Peggy Sue si è sposata - Walter Getz 
(1985) Se ti mordo... sei mio - Mark Kendall 
(1984) Il treno più pazzo del mondo - Lane Bidlekoff 
(1984) The Duck Factory (Serie Tv) - Skip Tarkenton 
(1983) Copper Mountain - Bobby Todd 
(1983) Introducing... Janet - Tony Moroni 
(1983) All In Good Taste 

 Da: www.wikipedia.it

 

 

I mille volti di Jim Carrey

22/09/2008

   The Truman Show

Un ragazzo normale e la sua vita normale,una vita praticamente perfetta, una perfetta mogliettina che aspetta il suo ritorno dal perfetto lavoro con un’ottima cena fumante. Ma cosa si nasconde dietro la vita, che sfiora la monotonia, di Truman Burbank? Chi architetta la sua felicità se non un abile regista,signore di uno studio televisivo di enormi proporzioni con un invidiabile team di attori: da sua moglie al suo migliore amico, dal postino a sua madre. La sua vita è sempre stata sotto i riflettori, dalla sua nascita con picco record di ascolti alla sua prima comunione, per non parlare del suo matrimonio;e lui ignaro di tutto.Quanto durerà ancora questa sua ingenuità? Servirà una ragazza e il suo incancellabile sorriso a fargli aprire gli occhi. Un film di Peter Weir con un cast d’eccezione: Jim Carrey (The mask,Una settimana da Dio), Ed Harris. Un film degno di essere chiamato tale, uno dei più coinvolgenti, tristi e divertenti film mai prodotti.

 

                                                                                                              

                                                                  Number23                                                 

Walter Sparrow è un accalappiacani che conduce una vita normale. Un giorno inizia  a leggere un libro regalatogli dalla moglie per il compleanno. Il titolo del libro è "number 23" e narra le vicende del Detective Fingerling, impegnato in un inquietante caso di omicidio, e della sua passione per la dark lady Fabrizia. Inizialmente incuriosito, man mano che la lettura va avanti, Walter trova delle analogie con la sua infanzia e scopre anche che alcuni elementi della sua vita sono legati al numero 23 e decide di confessare i suoi turbamenti alla moglie, al figlio e al dott. Isaac French, dal quale spera di ricevere qualche spiegazione sulla sua teoria del numero 23. 
Alla fine Walter, nonostante il consiglio del dottore, non troverà il coraggio di mettere da parte il libro, e la sua ossessione per il morboso racconto, per il detective Fingerling, per l’affascinante Fabrizia e per il fantomatico potere che si nasconde dietro al numero 23 lo trascinerà in una terribile spirale di paranoia e follia che lo porterà a vedere il 23 in qualsiasi cosa.

Un bel film per gli amanti del genere horror-thriller che vi terrà con il fiato sospeso fino alla fine,  con  una  magistrale interpretazioe di Jim Carrey.

 

Martina e Francesca VB

 

Juno

17/06/2008

Stereoscopico, tridimensionale, muto, sonoro, a colori, in bianco e nero: il Cinema, con i suoi luoghi comuni e con le sue evoluzioni, caratterizza il panorama culturale, quando ne è capace. Spesso i film sono tratti dai libri, ma ho visto solo un film, nella mia piccola cultura filmica, Un ponte per Therabithia, che è stato capace di rendere l’essenza del libro, di catturare l’essenza del testo e dargli vita con la stessa magia ed emozione che ti può dare la carta stampata. Il nome della rosa e La masseria delle Allodole non hanno reso giustizia agli omonimi libri di Umberto Eco e Antonia Arslan, l’uno scrittore micidiale di un poliziesco mozzafiato ambientato in un trecento cosi reale in cui Eco pare contemporaneo ad Adso, Jorge; l’altra portavoce di un eccidio troppo spesso dimenticato. Di recente ha sbancato al botteghino Il cacciatore di Aquiloni che, tratto dal libro di Kaled Hosseini, ha saputo imprigionare l’essenza liberandola in brevi e intensi fotogrammi, consegnandola solo a chi ha saputo coglierla. Ci sono poi i film in costume, d’animazione e noir che hanno fatto epoca e altri che hanno alimentato il fuoco della “carta straccia”. Talvolta, le pellicole sono tratte dal reale, dal vissuto. Ritraggono le condizioni di una classe sociale, fotografano la routine e la società. Juno che èstato proiettato nelle sale fino ad un mese fa, è la storia di una 16enne particolare, sveglia, diversa e con la lingua tagliente. La ragazza, innamorata, compie un passo immaturo per la sua età ne rimane impelagata. Il film si apre proprio con Juno che compie il test di gravidanza 2 o 3 volte, tra lo sgomento e l’apparente tranquillità, per accertarsi dell’accaduto. Il fidanzato è un dolce tontolone: non sono pronti per prendersi la responsabilità di un bambino. Juno decide di abortire ma proprio quando sta per..., non lo fa. Un gesto di cui le sono grata. Decide che avrebbe dato in adozione il suo bambino, e così entra in scena una coppia apparentemente perfetta che non è legata e limpida come vuol far credere. L’adolescente chiamerà in salotto il padre e la matrigna, li farà accomodare ed esporrà il suo problema con aperta sincerità. La reazione dei due è stata indescrivibile, diversa: il padre ha accettato la situazione col sorriso e la matrigna la accompagnerà alle visite di controllo per tutta la gravidanza, facendo cosi fiorire un nuovo rapporto tra loro. La coppia adottiva si è divisa e dopo il parto Juno affiderà il bimbo alla donna che da tempo sognava di avere un figlio. Originale è la parola che più mi affiora alle labbra per descrivere questo film; la trama non è scontata e lo stesso finale è inaspettato e positivo. I dialoghi, che il doppiaggio italiano non riesce a rendere, eliminando cosi una parte fondamentale del film, sono essenziali e gli danno un taglio eccezionale. Coinvolge la contrapposizione della terminologia giovanile ma sincera e profonda usata dalla ragazza, e quella usata dalla coppia. Il tema dell’adolescenza è toccato nei suoi temi più pericolosi: il passaggio all’età adulta, il raggiungimento della maturità necessaria per fare certe scelte, i continui bivi che la nostra strada ci pone di affrontare, le decisioni senza ritorno. L’immagine di Juno è quella di una giovane sincera e forte nella sua fragilità. Una ragazza improvvisamente catapultata nella vita adulta. E’ un film che è stato capace di trattare il tema della maternità e dell’aborto come un insegnamento o una chiacchierata tra madre e figlia, con la stesa intensità che potrebbe avere un racconto, una pagina di diario di un avvenimento vissuto. Indescrivibile l’intensità emotiva e la dolcezza di alcuni istanti, coi loro silenzi o sguardi. Come quando la donna a cui verrà affidato il bimbo si avvicina al pancione di Juno. Ha paura che il piccolo non la vorrà, non la accetterà, non scalcia quando mette le mani sul pancione, è sordo al suo richiamo d’affetto; ma Jubo, che in quel momento sembra farsi carico di una maturità che non è la sua, le consiglia di parlarci, di stargli vicino: il bimbo capirà, come accade. Scalcia. Un sorriso di inaspettata gioia e sicurezza si dipinge sul volto della futura madre. Anche Juno sorride. La scena acquisisce un valore inestimabile. Un’altra immagine intensa è quella dell’aborto che inizialmente voleva fare, ma quando entra nel consultorio fa la scelta opposta, dopo essersi trovata di fronte a tante altre persone che con naturalezza compivano questo atto. Il film, consigliabile per tutte le età, acquisisce maggior bellezza se i dialoghi sono in inglese o è almeno sottotitolato in italiano, perché così le battute veloci, gli scambi di pensieri e opinioni, le singole parole acquisiscono un valore diverso, aulico. Un film che ha riscontrato abbastanza successo e che forse ne meritava di più. Un pellicola che le giovani donne devono vedere.

D.v.