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Un delitto nella Quartu dell’800

29/06/2006

Risulta interessante e di piacevole lettura  un romanzo ambientato nella Quartu di duecento anni fa; é un noir imperniato su un fatto realmente accaduto nel 1823,l’assassinio del vice parroco Girolamo Carboni e sul relativo processo . Si intitola In su celu siat. Voci soliste e coro per fantasmi, edito da AM&D di Cagliari , scritto da Anna Castellino, funzionario dell’Archivio Storico del Comune di Quartu.

Proprio questa attività ha permesso all’autrice di tessere il suo racconto partendo dalla storia e dagli atti processuali ripresi dalle Cause criminali della reale udienza dell’Archivio di Stato di Cagliari. Ciò ha determinato  un carattere tutto particolare al romanzo, quello effuso dalla ricostruzione degli ambienti  o dalla espressività di alcuni personaggi,come quello del giudice Pinna, onesto e tenace nella sua  indagine  volta a  scoprire l’assassino del prete o, ancora, dalla presenza di nomi e cose familiari, come Su Idanu,luogo in cui viene ritrovato il cadavere di prete Carboni che, come dice la scrittrice, si trovava dove oggi sorge il grande complesso commerciale di viale Marconi ,o Sa Crava, la quale era invece in corrispondenza dell’attuale viale Colombo, o ancora  Niu Crobu, località presso Flumini.
Al centro della narrazione é perciò il villaggio di Quartu, i suoi luoghi, le sue case, le sue piazze; in essi si muove la sua gente con la sua terra, i cui frutti , attraverso il Cammino Reale, vengono portati per la vendita quotidiana a Cagliari. Accanto ad essi i notabili preposti all’amministrazione della giustizia, e stralci di storia passata: “[…] Erano troppi i popoli che con le armi avevano aggiogato questa nostra terra[…] Ne segniamo le epoche col nome del dominatore di turno: l’età pisana, e poi quella aragonese, la spagnola, l’austriaca e infine questa dei piemontesi. Ci mancava solo la Francia![…]; o ancora le tracce dell’antico sistema penale (con quelle saline che, con il riverbero del bianco abbacinante e prive d’aria e di speranza, si rivelavano formidabile punizione per i forzati), o la terribile reclusione per i malati di mente, trasportati nel capoluogo presso l’ospedale Sant’Antonio Abate, in cui “[…]si trattava di tormentare delle persone ricoverate per ricevere aiuto, rese innocenti dalla follia[…]

Risulta ancora maggiormente in sintonia allo spirito del libro, lo  spaccato  di vita quotidiana ottocentesca, tesa a mettere in luce una serie  di consuetudini allora assai vive: da quella  di  andare a piedi nudi, praticata soprattutto dalla servitù,  al metodo di lavaggio del bucato, al  trasporto  delle ceste in bilico sulla testa.

Non solo noir quindi, ma rappresentazione tesa a dar vita a fatti,  luoghi, persone realmente esistiti che rendono la città di Quartu, oggi da noi conosciuta, non anonimo satellite del capoluogo, ma antico centro vivo e pulsante, depositario di memorie, fatte oltreché di pacata laboriosità contadina ,anche di forti  passioni e vizi inconfessabili. 

Patrizia Careddu