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Schiava di mio marito

21/02/2007

Schiava di mio marito” di Themina Durrani, Ed. Mondadori, 1994, Milano

 

Non tutte le storie hanno un lieto fine, alcune neanche un buon inizio, altre è ancora peggio viverle.

Quella raccontata da Themina Durrani è ambientata nel Pakistan della fine del secolo scorso. Themina è una donna che si è fatta da sola. La sua è un’autobiografia drammatica e raccapricciante di un’esistenza schiacciata, costellata da figure negative e  costretta a subire continuamente senza mai poter veramente reagire. Già durante l’infanzia Themina  cresce all’ombra di una madre particolare, che ha odiato e sempre odierà. Solo nel finale si renderà conto di aver vissuto specchiandosi nella sua figura. Il suo primo matrimonio è solo una fuga da questa madre e presto finirà. La sua vita è segnata dall’incontro con il discendente di ricche casate feudali, il politico e fascinoso Mustafà Khar.

Durante gli anni della tempestosa e recente storia del Pakistan lo aiuta nel portare avanti la sua campagna politica in patria e, più tardi, in esilio. Tuttavia con il passare del tempo si accorgerà di essere stata portavoce di un marito il cui unico interesse era detenere il potere.

A causa di quello che si rivelerà essere una illusione sarà separata dai figli, ripudiata dalla famiglia, costretta a subire violenze, angherie, umiliazioni morali e corporali; ridotta a sopportare continui tradimenti (persino con la sua stessa sorella minore), a vivere nell’ angoscia e nel tormento interiore, sotto incessanti ricatti

A lungo andare, cedere sempre davanti alle costrizioni la annienta. Vivrà un rapporto caratterizzato da  continui alti e bassi, separazioni e riconciliazioni forzate. Infine, dopo l’ennesima e ultima delusione trova in sé stessa la forza di spezzare questo legame e di allontanare Mustafà dalla sua vita, benché la personalità forte del marito continui ad incombere e a segnare negativamente la sua esistenza. “Schiava di mio marito” è un’ autobiografia frutto del desiderio di Themina di denunciare al mondo una vita sofferta e dura, dove la felicità è dipesa da quella di un marito che ha sempre tentato di fagocitarla e in cui lei è vissuta solo di luce riflessa. Themina diventa pertanto emblema di tante donne che, succubi della figura del marito, subiscono in silenzio e nella solitudine, convinte che tutto il loro mondo graviti intorno alla figura del coniuge, impossibilitate   a trovare l’energia per sfuggire a una  soffocante relazione.

 

Valentina Deiana