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Parabola di una rivoluzione

21/05/2008

Il volume, con una prefazione di A. Accardo e un lungo saggio introduttivo (oltre 70 pagine) di Luciano Carta, propone un ricchissimo corpus documentario, di 530 pagine, a cura di Alberigo Lo Faso di Serradifalco. Il ricercatore, generale in pensione, ha condotto un’indagine a tutto campo in tutte le sezioni dell’Archivio di Stato di Torino in cui ragionevolmente potevano essere conservati i documenti relativi alle vicende del triennio rivoluzionario sardo (1793-1796) e, in particolare, per gli anni 1797 e 1798, quelli attinenti al personaggio-chiave Giovanni Maria Angioy.

Nel contesto di quel triennio rivoluzionario sardo (1793-1796) è d’obbligo la citazione di due nomi: Francesco Ignazio Mannu (autore della Marsigliese sarda, l’inno Su patriota sardu a sos feudatarios) e soprattutto Giovanni Maria Angioy, definito da qualche studioso “il più illustre martire laico sardo".

Angioy, pervenuto fino alla carica di giudice della Reale Udienza, inviato nel febbraio 1796 a Sassari come Alternos (vicario) del viceré, si mise a capo di un movimento antifeudale. Ecco come Giovanni Spano, in un saggio storico del 1875 intitolato La rivoluzione di Bono del 1796 e la spedizione militare (opportunamente ristampato qualche anno fa dal Comune di Bono ) riassume il senso della vicenda nella prima pagina dello scritto: “Nel 3 febbrajo 1796 Angioy fu mandato dal viceré Filippo Vivalda, e dagli Stamenti Sardi, nella qualità di Alternos, per sedare i tumulti del Capo settentrionale dell’Isola, e specialmente del Logudoro, dove più di 40 villaggi si erano confederati per abbattere l’orrendo mostro del feudalesimo. Ma egli, esaminando da vicino le crudeli vessazioni, le soperchierie dei ministri, che vi mandavano i Feudatarii, e gli abusi, in vece di rappaciare le popolazioni, si diede ad avvalorare le giuste aspirazioni delle medesime per l’emancipazione feudale che da tempo chiedevano".

Il movimento antifeudale guidato da Angioy fu fermato dall’armistizio di Cherasco e dalla successiva pace di Parigi (1796) tra il Piemonte e la Francia. L’eroe della rivoluzione nazionale sarda fu così costretto a fuggire in Francia, dove visse in esilio - aiutando chi aveva bisogno tanto da ridursi in completa miseria - fino alla morte, sopraggiunta il 23 febbraio 1808, a 57 anni. Purtroppo la sua tomba non è stata ritrovata in alcun cimitero parigino.

" Negli ultimi venti anni la storiografia sulla Sardegna ha registrato un insolito fervore di studi sull’ultimo decennio del Settecento, che ha il suo epicentro nel «triennio rivoluzionario sardo», scandito da tre momenti cruciali: l’invasione francese nel 1793, la cacciata dei piemontesi nel 1794 e le sollevazioni antifeudali nel 1795-96 culminate nella sfortunata epopea di Giovanni Maria Angioy. […] Come sempre accade per i periodi storici complessi e di particolare rilevanza, la ricerca storica costituisce un cantiere sempre aperto e le interpretazioni storiografiche come le acquisizioni documentarie continuano nel tempo, contribuendo ad arricchire sempre più e a illuminare sempre meglio il quadro generale degli avvenimenti. Alle numerose acquisizioni documentarie relative al periodo dell’ultimo decennio del Settecento in Sardegna, si aggiunge ora, con questo volume, la lunga e pazientissima ricerca «a tappeto» che il generale Alberico Lo Faso ha condotto «in tutte le sezioni» dell’Archivio di Stato di Torino, in cui potevano ragionevolmente essere conservati i documenti relativi alle vicende del «triennio rivoluzionario sardo» e in particolare quelli attinenti al personaggio che viene unanimemente considerato l’eroe eponimo della storia sarda di fine Settecento, Giovanni Maria Angioy."

(Luciano Carta)

 

(1) Luciano Carta (Bolotana 1947) è Dirigente scolastico del Liceo Brotzu di Quartu S.Elena. Studioso di storia, si è interessato in particolare di storia della cultura e delle istituzioni della Sardegna tra Settecento e Novecento. Tra i suoi lavori: Bacchisio Raimondo Motzo e il modernismo (1978), L’inedito giovanile ‘Il Veggente’ e la formazione del pensiero politico-filosofico di G. B. Tuveri, in G. B. Tuveri, Tutte le opere, vol. I (1990); L’attività degli Stamenti nella "Sarda Rivoluzione", vol. 24° della collana "Acta Curiarum Regni Sardiniae" edita dal Consiglio Regionale della Sardegna (2000);  Francesco Ignazio Mannu Su patriota sardu a sos feudatarios (2002); Città e sviluppo della Sardegna dell’Ottocento(nuova edizione delle ’ voci’ sulla Sardegna redatte da V. Angius per il Dizionario di G. Casalis).