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Insegnare è una violenza?

27/10/2008

 

Sabato 12 ottobre a Cagliari in Piazza San Cosimo, all’interno del Festival letterario per ragazzi "Tuttestorie", eravamo davvero tanti, tutti desiderosi di assistere all’incontro con lo scrittore francese Daniel Pennac, il quale, venendo a Cagliari, ha rispettato una promessa che aveva fatto cinque anni fa. La partecipazione è stata tale che l’organizzazione ha dovuto allestire in tutta fretta un maxischermo nella piazza, per permettere a tutti di assistere. Grazie ad una bravissima interprete, che non solo ha tradotto ciò che Pennac diceva ma che ha cercato di riprodurne anche l’intonazione della voce, lo scrittore francese ha parlato della sua esperienza di "somaro incompreso" e di insegnante. Grazie alla sua esperienza di "somaro" ha riflettuto a voce alta sulla sua sofferenza, sulla "cognizione del dolore", come l’ha definita lui stesso riprendendo il nostro Gadda. Attraverso il dolore da lui provato quando era un alunno, egli nella sua esperienza da docente ha sempre cercato di rendere meno difficile per gli alunni l’apprendimento.

Tra le sue riflessioni a voce alta, una mi ha colpito molto: secondo Pennac "insegnare è una violenza". Pennac sostiene che l’insegnamento determina uno scontro tra quelli che sono i contenuti da insegnare e il modo in cui i contenuti vengono accolti e fatti propri dai ragazzi. Insegnare non è sempre facile, anzi.  Ma anche essere alunno è spesso difficile e quando l’insegnamento diventa troppo "violento", continuando ad usare l’immagine proposta da Pennac, si genera nello studente la paura di non farcela, perché non capisce. Nasce così la paura di essere un somaro. Cosa che è successa allo stesso Pennac. Durante l’incontro egli ha raccontato aneddoti del periodo in cui è stato somaro. Noi abbiamo riso, perché il racconto è stato veramente divertente. Ma a mente fredda, mi viene in mente il saggio "Sull’umorismo" di Pirandello: a pensarci bene la condizione di Pennac alunno-somaro non è stata per niente ridicola!

Essepi