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Lo straniero

19/05/2010

La percezione dello straniero

 

La figura dello straniero è stata percepita nei secoli in maniera diversa, a seconda del periodo storico.

 

Ancora oggi, nel mondo, lo straniero è considerato diversamente a seconda della cultura e dei costumi di un popolo. La letteratura fornisce molti esempi, anche appartenuti a un passato remoto, spesso contrastanti tra loro, riguardo la percezione dello straniero nella storia. Questa figura è generalmente percepita in due modi: come persona, benché estranea, degna di assistenza, disponibilità e rispetto o, al contrario, come portatrice di orrore e distruzione, in un contesto legato, per esempio, a una guerra.

Essa presenta dunque diverse sfaccettature, rilevabili da diversi punti di vista, sociali, culturali, storici. Talvolta, lo straniero è considerato come un dono degli dei: “Bisogna prendersi cura di lui, ora: ché vengono tutti da Zeus, forestieri e mendichi, e un dono anche piccolo è caro” (Omero, “Odissea” VI).

La Bibbia lo dipinge come un individuo meritevole di assistenza o carità, che gode di diritti, e lo mette sullo stesso piano dell’orfano e della vedova: “Non lederai il diritto dello straniero o dell’orfano e non prenderai in pegno la veste della vedova […]. Quando fai la mietitura nel tuo campo e dimentichi nel tuo campo un covone, non tornerai indietro a prenderlo; sarà per lo straniero, per l’orfano o per la vedova, affinché l’eterno, il tuo Dio, ti benedica in tutta l’opera delle tue mani” (Deuteronomio, 24, 17,22).

Lo straniero è dunque, in questi due testi considerato allo stesso modo dell’indigeno. Questo potrebbe derivare dal fatto che la “Bibbia” e l’”Odissea” furono scritte molti secoli prima dell’avvento dell’idea di nazione, che ha causato, soprattutto dall’Ottocento in poi, notevoli cambiamenti ideologici, sociali e politici, che condussero poi alla folle strage nazista del Novecento.

La letteratura di questi due secoli ci fornisce infatti un’immagine dello straniero diametralmente opposta a quella descritta nella “Bibbia” e da Omero. Egli è, in questo periodo storico politicamente instabile, sinonimo di nemico, quindi di guerra, morte e distruzione. Ne è un esempio il passo dei “Promessi Sposi” (  ambientato nel 600, ma scritto nell’800 ) in cui Renzo cerca aiuto: “Ma la prima, l’unica persona che vide, fu un’altra donna, distante forse un venti passi; la quale, con un viso che esprimeva terrore, odio, impazienza e malizia, con cert’occhi che volevano insieme guardar lui, e guardar lontano […] si vedeva che voleva chiamar gente in modo che qualcheduno non se ne accorgesse” (“I promessi sposi” Alessandro Manzoni XXXIV, 1842).

La percezione di questa figura è in questo caso nettamente negativa, prodotto del terrore che la guerra e i disordini comportano. Un’altra immagine negativa è quella narrata da Morante:” In quel momento, qualsiasi creatura femminile capitata per prima su quel portone, che lo avesse guardato con occhio appena umano, lui sarebbe stato capace di abbracciarla di prepotenza […]. E allorché di lì a un istante vide arrivare dall’angolo un’inquilina […] non esitò a gridarle: “Signorina! Signorina!” […]. Colei però, al vedersi affrontata da lui, lo fissò con occhio assolutamente disumano, come davanti all’apparizione propria e in conoscibile dell’orrore”. ( E.Morante “La storia” Einaudi, 1974).

Ancora oggi sopravvivono queste ultime percezioni dello straniero; nonostante che egli sia ormai considerato cittadino del mondo, si sta affermando quella stessa immagine espressa da certa letteratura, oggi alimentata da tristi fatti di cronaca che lo vedono spesso protagonista.

Tuttavia, in alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, l’enorme varietà di etnie e culture presenti ha permesso, seppur richiedendo molto tempo e molti sforzi, la perfetta integrazione di gran parte degli immigrati nella società.

La percezione dello straniero è dunque il prodotto del contesto storico e sociale, degli usi e costumi di un popolo e del retroterra culturale che varia da individuo a individuo; non è quindi omogenea, ma soggettiva.

Christian Sarritzu  VD