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"Non è mia figlia" di Sophie Hannah

25/11/2009

Questo libro evidenzia una trama molto sofisticata e coinvolgente specialmente all’inizio, ma verso la fine, risulta scontato e posso dirlo, un po’ deludente.

Alice Fancourt è la protagonista della storia, neo-mamma, è stata lontana da casa solo due ore, eppure non vede l’ora di riabbracciare la sua bambina, la piccola Florence. Al suo rientro a casa, trova la porta aperta, e le stanze avvolte nel silenzio. Alice corre in camera della piccola e con orrore si rende conto che la bambina che dorme nella culla non è sua figlia. Al suo posto c’è un’altra neonata, un altro viso, un altro pianto. E’ l’inizio di un incubo. Perché nessuno le crede. Né David, il marito, né la suocera Vivienne. Per loro Alice è solo depressa e rifiuta la bambina. E mentre David diventa sempre più aggressivo e minaccioso, la insulta e la maltratta, ad Alice non resta altra scelta che rivolgersi alla polizia. A occuparsi del caso la detective Charlie Zailer e l’ispettore Simon Waterhouse. Alice non ha alcuna prova, solo la sua testimonianza, quella di una madre sicura che quel viso e quell’odore non sono quelli della bambina che ha portato in grembo per nove mesi. L’unica soluzione è convincere la polizia a eseguire il test del DNA. Passano i giorni e la situazione non cambia, se non che Simon si acorge di essere coinvolto affettivamente in quel caso, perchè seppure l’abbia vista poche volte, teme per Alice. La polizia decide di riaprire un caso riguardante sempre la famiglia, chiuso anni prima, ma senza tanta certezza: l’omicidio di Laura, la prima moglie di David, trovata morta, senza la sua borsetta, davanti alla casa della suocera. Risalgono alla luce dei conflitti che avevano portato al divorzio antecedente all’omicidio, la presenza fissa di Vivienne all’interno della vita coniugale, la sua influenza sul figlio, incapace di prendere da solo una decisione. Manca ormai un solo giorno alla data prevista per l’esame del DNA quando Alice e la neonata spariscono dalla casa senza portare nessun affetto personale, niente di niente. Il tutto fa supporre un rapimento. Intanto Simon procede con le indagini e mette in evidenza alcuni aspetti particolari riguardanti l’omicidio di Laura Cryer, se il movente dell’omicidio fosse stato realmente rapina, se il tossicodipendente considerato colpevole fosse in realtà interessato solo alla borsetta della vittima, la quale avrebbe opposto resistenza e avrebbe portato a un’evoluzione degli eventi, perchè la borsetta della vittima non era stata MAI trovata? Se fosse stato davvero il tossico il colpevole, così come era stata ritrovata l’arma del delitto, un coltello da cucina, si sarebbe trovata anche la borsetta, cosa invece non accaduta. Si pensa allora a un presunto altro colpevole, e sicuramente la prima della lista è Vivienne, la suocera, che si noterà avere molte somiglianze con il tossicodipendente accusato. Entrambi erano soci di uno stesso centro sportivo, e trovare lì le tracce per poter poi incolparlo non sarebbe stato affatto difficile per la donna. 
Intanto, Alice in realtà non è stata rapita, è scappata di casa simulando questo, ma rifuginadosi lei stessa a casa di una sua collega di lavoro che regge il gioco. Proprio lì, dove vive in incognito, le verrà in mente il posto dove Vivienne avrebbe potuto nascondere la borsetta di Laura, un posto sicuro, dove nessuno avrebbe potuto vedere, ma comunque raggiungibile da lei, dove avrebbe potuto ammirare la dimostrazione di aver vinto sulla nuora, l’armadietto personale del centro sportivo di cui era socia ormai da tantissimi anni. Così fugge dal suo nascondiglio e raggiunge il Centro sportivo, del quale anche lei era diventata socia da poco e decide di fingere di essere stata mandata dalla suocera per farsi consegnare la sua chiavetta. Raggiunto l’armadietto, fa in tempo a frugare nel borsone e trova, a conferma dei suoi sospetti, nella tasca interna, una borsetta blu, in pelle. Alice è incredula, per quanto l’avesse sospettato, trovarsi tra le mani la prova concreta la sconvolge. Nel frattempo irrompe nello spogliatoio Vivienne che tenta di convicerla di averlo fatto per una giusta causa, la prega di restituirle la borsetta e tacere, ma davanti ad Alice che non le crede, abbandona la sua facciata dolce e persuasiva e la assale violentemente, strattonandola. Comincia una fuga all’interno della palestra, Alice entra nella zona della piscina chiudendo la porta alle sue spalle e bloccandola con il proprio peso, ma nonostante l’età Vivienne è forte e dimostrando i suoi quotidiani allenamenti, riesce ad entrare e sfrutta il punto debole di Alice, i punti non ancora completamente cicatrizzati del recente parto. Riesce a prevalere su di lei, sbattendole la testa nel bordo-piscina e poi buttandola in acqua e tenendole la testa immersa. Alice porta però la borsetta giù con sè, facendo entrare nel panico Vivienne. Alice è ormai allo stremo delle proprie forze quando arriva la squadra di polizia, con l’agente Zailer e e l’ispettore Simon, il quale aveva intuito quasi contemporaneamente ad Alice tutta la storia, e persino il finto rapimento. Bloccano Vivienne e portano Alice all’ospedale e sequestrano la borsetta. Alice confessa di aver messo in scena lo scambio tra neonate riguardante sua figlia, ammette di essere scappata con la bambina fingendo un rapimento, mentre Vivienne sotto prove schiaccianti è la vera colpevole dell’omicidio di Laura Cryer. L’ispettore Simon si accorge di non essere interessato sentimentalmente ad Alice, anche perchè non capisce pienamente il suo comportamento. Perchè fingere che la propria figlia sia stata rapitae fornire false piste alla polizia?? Alice si giustifica dicendo che lei in fondo aveva sempre sospettato sulla colpevolezza di Vivienne nell’omicidio di Laura, e l’unico modo per destare altri sospetti e far riaprire il caso era quello di simulare qualcosa di "simile" mettendo in evidenza delle coincidenze. David, cade in depressione, per l’assenza della madre finita in prigione, ma allo stesso tempo non accetta e non riesce a perdonare il comportamento della madre, egoista specialmente nei suoi confronti, avendo ucciso, per orgoglio, l’unica donna che lui abbia mai amato, Laura.

Io, personalemente, seppur per buone ragioni, non condivido il comportamento di Alice, da una parte la trovo timorosa e incapace di uscire dalla "protezione" di Vivienne per denunciare i suoi sospetti, ma anche intraprendente, in un certo senso, per aver trovato una soluzione alternativa.

                                                                                                                                                                                           Me, Myself and I