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Papalagi

25/01/2010

 

Autore:   Erich Scheurmann  
Titolo: Papalagi 
Casa Editrice:  Eretic  
Anno di pubblicazione:   2002  
Lingua:  Italiano 
Genere:  Narrativa  
Età:   Dai 15 anni  
Editore:   Millelire  

 

 

Vi eravate mai chiesti come noi occidentali veniamo visti dagli abitanti delle isole Samoa? E’ importante sapere con quali occhi un uomo ancora così strettamente legato alla natura vede noi e la nostra civiltà. Attraverso i suoi occhi impariamo a vedere noi stessi da un angolo di visuale che non potrebbe mai essere nostro.

Dietro l’apparente leggerezza e bonarietà, il libro è un’ opera etnologica esilarante e atroce sulle perversioni e i falsi miti della tribù dei bianchi. Opera scritta e pubblicata nel 1920 dallo studioso Eric Scheurman colpito dalle riflessioni del capo Tuivaii. Papalagi è una po’ una sorta di "saggio antropologico" a rovescio in cui il Tuiavii di Tiavea, capo delle isole Samoa descrive alla sua gente l’occidente industrializzato dell’inizio del ventesimo secolo.

Ma che cosa intendiamo per “Papalagi”?

Per papalagi si intende l’uomo bianco, nella lingua samoana.

Cosa vide e narrò, dunque, Tuiavii di Tiavea dell’Europa? Dal suo punto di vista, difficilmente contestabile alla luce del puro buonsenso, egli sperimentò un mondo completamente folle, incomprensibile ed autodistruttivo.

Spiegò al suo popolo l’ossessione dei Papalagi nel ricoprire e nascondere i propri corpi, fino al punto da divenire incapaci di gioirne, e di come vivessero in "cassoni di pietra" freddi e disumani, raggruppati in "isole di pietra" denominate città.

Provenendo da una cultura nella cui lingua esisteva una sola parola per i concetti di "tuo" e "mio", descrisse la divorante avidità dei "Bianchi" per "il tondo metallo e il denaro che li portavano ad ignorare le sofferenze dei loro fratelli ed a ridurli in schiavitù.

Raccontò di come i "Papalagi" pretendessero di possedere ogni cosa, anche quelle appartenenti al "Grande Spirito" (la terra, gli alberi, le foreste), e di come essi "rubassero" queste cose a Dio per distruggerle e trarne oggetti brutti ed inutili, oggetti del cui possesso diventavano poi totalmente dipendenti. Tuavii rimprovera la strana abitudine dell’uomo bianco di continuare a pensare. Ai soldi, al lavoro…dimenticando cose ben più importanti! Un capitolo, in particolare, è dedicato ad un elemento che caratterizza le società evolute: il tempo. l’uomo bianco di aver sostituito il fine con i mezzi. Anche il denaro secondo il capo che potrebbe essere considerato un mezzo per ottenere un po’ di felicità, è diventato il suo unico fine.

Agli occhi del papalagi siamo poveri mendicanti.

Non è dato sapere se quanto affermato nel libro corrisponda alla realtà dei fatti, se Tuiavii sia mai esistito ed abbia visto l’Europa o se il tutto sia frutto di un’elaborazione di Scheurmann del pensiero dei samoani.

Ed in realtà poco importa.

Certi libri cambiano la vita. Non radicalmente. Ma cambiano la visione delle cose. E se cambi la visione della Cosa, delle cose, degli eventi, cambi buona parte della tua vita. Questo libro di 75 pagine è spettacolare. E’ sempre bello e particolare capire come ci si vede da un punto di vista esterno che è completamente diverso dall’oggetto delle considerazioni.

Nonostante il viaggio di Tuavii in occidente risale ormai a più di ottant’anni fa, trovo che le sue riflessioni siano molto attuali. Consiglio di dedicare un’ora del proprio tempo alla lettura di questo libricino che permette una visione delle cose scontate di ogni giorno da un nuovo punto di vista

 La lettura di questo libro ti prende e ti porta via.... è un bel libro... una lettura "leggera" adatta a tutti.

Un libro che merita di essere letto per quel che è: una storia che ti prende fino all’ultima parola dell’ultima riga 

 

"E’ segno di grande miseria, che l’uomo abbia bisogno di tante cose: dimostra di essere povero delle cose del grande spirito. Il Papalagi è povero perchè brama tanto le cose. Senza le cose non riuscirebbe a vivere." 

 

“Il Papalagi è davvero orgoglioso delle pietre (case) che ha messo insieme? Non lo so. Il Papalagi è un individuo con strane idee. Fa molte cose che non hanno senso e che lo fanno ammalare, e tuttavia le esalta e ne canta le lodi."  

 

Ci sono Papalagi che sostengono di non avere mai tempo. Corrono freneticamente qua e là, come se fossero posseduti dal demonio, e ovunque vadano fanno del male e creano spavento perchè hanno perso il loro tempo. Questa ossessione è uno stato tremendo, una malattia che nessun uomo della medicina può guarire, che contagia molti e porta a rovina."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 collegamento al libro completo in formato digitale 

 

Beatrice Dessì