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L'ipermodernità come epoca del tramonto del padre

26/11/2014

Festival Filosofia di Modena Massimo Recalcati
Uno degli interventi più interessanti al recente festival della Filosofia di Modena è stato quello di Massimo Recalcati, dedicato al tema del rapporto "padri e figli" affrontato da un punto di vista psicanalitico e filosofico. La lectio magistralis tenuta da Recalcati a Modena, in piazza Grande alle 18:00, era dedicata a"Il modello paterno".

 

L’Ipermoderno come epoca dell’evaporazione del padre 
Da diversi anni Recalcati ha indirizzato la sua ricerca allo studio di come nell’epoca "ipermoderna"sia andata maturando una profonda trasformazione, indicata con l’espressione lacaniana di "evaporazione del padre", dove con la figura del padre si intende la funzione di ordine e regolamentazione dell’umano in relazione alla dialettica tra limite e desiderio entro la quale prendono forma tanto l’identità individuale quanto la prassi sociale. Nel 2011 Recalcati pubblica un saggio dal titolo Cosa resta del padre? Nel suo intervento l’autore ha ripreso temi e problemi di questo lavoro aggiornati con gli ultimi risultati delle sue ricerche. In questo post cercherò di ricostruire l’intervento di Recalcati.

 

La duplicità dialettica della figura del padre tra limite e desiderio
E’ importante sottolineare come la portata del discorso di Recalcati vada oltre la psicologia e la psicanalisi per abbracciare l’ambito della critica sociale e della filosofia nel senso più ampio. Se infatti il concetto di "padre" che utilizza è desunto dagli ultimi risultati della psicanalisi freudiana e lacaniana, è però vero che questo viene adoperato come una categoria per la lettura critica dell’attualità, come strumento di indagine della ipermodernità e del disagio con cui questa viene vissuta. 
Il primo punto su cui Recalcati costruisce il suo intervento è la definizione dell’ipermodernità come epoca dell’evaporazione del padre, il Padre inteso in senso forte, come portatore del Logos e del Nomos, incarnazione della ragione che fissa le regole dell’agire individuale e sociale, non ha più peso, si è fatto leggero fino a sbiadire dall’orizzonte del pensiero e anche del vivere quotidiano. Per comprendere le conseguenze di questo tramonto occorre pensarlo come un "evento epocale" in via di accadimento, forse già accaduto, più che come uno sviluppo culturale e sociologico, ma è anche necessario comprendere appieno la duplicità della figura del padre, al di là di una sua superficiale riduzione ad una istanza negativa che si limita a "dire di no", fissando i limiti del dicibile, pensabile, agibile. In effetti Recalcati insiste sul carattere dialettico della figura del padre che recupera dagli esiti della ricerca di Freud e Lacan. La duplicità dialettica della figura del padre risiede nel fatto che ponendo la proibizione, il limite che l’agire non deve superare, rende con questo stesso atto possibile anche il desiderio. Grazie alla legge e al limite è data quindi la possibilità di fare esperienza dell’oltre limite, dell’impossibile. Come Adamo ed Eva, senza la proibizione del padre (la mela), non avrebbero potuto provare "desideri", per essi la sfera del possibile e del lecito sarebbero state coincidenti con quella del loro volere, per cui tutto ciò che essi avessero voluto avrebbero anche potuto fare, così l’esperienza umana e quotidiana del desiderio nasce dai limiti posti al possibile da un volere che si impone al nostro e nei confronti del quale il nostro volere prende forma. Quindi ponendo il limite, il "padre" pone anche la possibilità del desiderio intesa come esperienza dell’impossibile, di ciò che a noi non è dato fare e, dialetticamente, fa emergere per contrasto il nostro volere che è tale, nostro, in quanto altro rispetto a quello del padre, ma tale alterità si invera solo nel confronto con il limite. In questo sottile gioco tra desiderio e limite sta l’umanità dell’umano ed è nel padre che tale essenza dell’umano trova la sua condizione di possibilità. Il desiderio possiede una natura incestuosa, non tanto in termini sessuali - il desiderio di giacere con la madre e uccidere il padre, quanto in termini esistenziali più generali: andare oltre il limite e quindi andare oltre il padre. Intesa in questo senso la figura del padre non è soltanto quella del padre - padrone che proibisce, ma anche e soprattutto quella di colui che rende possibile il desiderio e la libertà.

 

Capriccio e Fondamentalismo, la perdita della libertà 
Nella seconda parte del suo intervento Recalcati cerca di chiarire il problema di cosa ne sia della dialettica legge / desiderio con il tramonto del "padre". La tesi sostenuta da Recalcati è che il venire meno del padre, con la caduta della "Legge" che esso incarnava, non porti ad una reale "liberazione" del soggetto. La natura dialettica della figura paterna comporta infatti che, insieme alla legge scompaia anche il "desiderio" e quindi, "la libertà". Si spezza il legame dialettico tra desiderio e legge, la libertà intesa come "farsi" della volontà che attraverso il limite sperimenta il desiderio come proibizione e che alimenta e rende possibile il desiderio stesso, viene a mancare. I due termini permangono ma slegati e assolutizzati. 
Da un lato il desiderio permane come consumazione immediata delle cose nel godimento di esse, il fine è il piacere che si perpetua incessantemente e vanamente perché privo di limiti, quindi più che infinito, indefinito, insaziabile, una forma di edonismo sfrenato in cui tutto appare lecito e indiscriminatamente consumabile. L’io non è più capace di porre discriminazioni e fare distinzioni e cade nella schiavitù della cosa che gli si impone senza che mai il soggetto sia in grado di fermarsi in questa incessante rincorsa e possedere realmente l’oggetto. La caduta del "padre" determina una sorta di Hybris che più che portare all’affermazione del desiderio conduce al capriccio
Dalla parte della legge si attua invece la metamorfosi del logos in dogma assoluto che conduce al fondamentalismo, la voce del padre diviene la verità assoluta che non accetta mediazione e dialogo, ma solo passiva e piena accettazione o imposizione violenta, soppressione di ogni libertà.

 

Il figlio Narciso e il figlio Telemaco 
La conclusione della lectio di Recalcati consiste nella riflessione sulla possibilità di trovare una spazio mediano che eviti i due estremi assolutizzati della anomia edonistica cui conduce il desiderio senza legge, ma anche del fondamentalismo cui porta la legge senza il suo legame dialettico con il desiderio. Per illustrare il dischiudersi di questa possibilità Recalcati propone una interessante lettura del romanzo di Cormac Mc Carty La strada. In uno scenario apocalittico due personaggi che non sono indicati con il loro nome ma come il "padre" e il "figlio", compiono un percorso verso sud, verso il mare, dove il figlio sogna una salvezza. Senza entrare nel merito della trama del romanzo, Recalcati sottolinea come il senso dell’esistenza dell’uno riposi nell’esistenza dell’altro. Il padre trova il senso del suo agire nel rendere possibile il sogno del figlio e questi vivrà il senso della sua vita come ricerca del padre, un rinnovare e ricreare l’eredità paterna. Per Recalcati quindi una possibile soluzione può essere trovata non nell’azzeramento dell’eredità che noi siamo, per sostituirla con la caccia selvaggia al piacere posto nel consumo indefinito dell’oggetto, propria del figlio Narciso, ma nel riappropriarsi della vicenda ed eredità paterna ripercorrendo il cammino del "padre". Proprio alla figura del figlio di Ulisse e alla ricerca del padre in cui egli si impegna è dedicato uno degli ultimi lavori di Recalcati,Il complesso di telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre. Così al complesso di Edipo come momento fondante il rapporto genitori e figli si sostituisce un altro mito e un altro complesso: quello di telemaco.

 

LINK UTILI 
1.
 per leggere e visionare documenti, interviste e lezioni in video di recalcati sulla tematica del rapporto padri e figli  consiglio il post: Massimo Recalcati: intervista e lezioni sul tema del tramonto del padre
2. sito web dell’autore