brotzu school

spazio riservato al libero scambio di idee, pensieri e parole

Civiltà o cinismo?

02/03/2008

E’ sorprendente come un fumetto possa ritrarre in modo così preciso la nostra società!

Nel numero di Tex Willer che mi è capitato tra le mani frugando in un vecchio scatolone, troviamo una scena ambientata in una stazione ferroviaria. Le stazioni, gli aeroporti, i porti, sono il luogo di passaggio di molte persone, tutte assorte nella ricerca di qualcosa… Così l’amico indiano di Tex, osservando gli “uomini bianchi” e il loro comportamento, nota la loro infelicità, il loro tormento interiore. “Questo è il modo di vivere delle grandi città" gli risponde Tex. Questo è il modo di vivere che ora si è esteso a tutto il mondo occidentale e alle grande metropoli dell’Estremo Oriente (basti pensare a Pechino o ad Hong Kong).

Quella stazione, le nostre stazioni sono lo specchio della nostra vita: una grande stazione nella quale tutti si muovono caoticamente, facendosi spazio in ogni modo, spingendo gli altri o neanche vedendoli, per poter prendere in tempo il loro treno. E quel treno è il denaro, o il potere, o la fama…E’ questo a cui l’uomo della nostra cultura aspira, questi gli unici obiettivi nella vita! A prima vista quei signori in giacca e cravatta, con i capelli sempre in ordine e il volto ben rasato, ci trasmettono un senso di ordine, quasi di perfezione, ma è qui che ci sbagliamo. “Basta osservarli, non c’è luce nei loro occhi”, come afferma l’indiano nel fumetto. Persone la cui vita spirituale è stata soffocata da desideri arrivistici, egoismo, invidia e gelosia, è questo che sono. Questo è quello che si legge nello sguardo dei miei concittadini, degli “uomini delle stazioni”. Tex paragona quelle persone a formiche impazzite, ma “l’uomo non è stato creato per vivere come le formiche”. L’uomo è capace di pensare e soprattutto di provare emozioni e sentimenti, ma “l’uomo delle stazioni ha gli occhi spenti perché spento è il suo cuore. Egli non ha più tempo per coltivare gli affetti. L’amore, l’amicizia sono solo degli ostacoli, degli impedimenti per il raggiungimento dei propri obiettivi. Se vuoi prendere uno di quei treni, devi essere freddo, calcolatore, svuotarti di tutto ciò che ti appartiene più intimamente, non c’è spazio per le emozioni, diventi un computer! Questo è il ritratto di tutti coloro che appartengono a quel mondo che chiamano “moderno” o “civile”. Ma è questo il prezzo che bisogna pagare per la modernità? Questa è la civiltà? Non sono queste le caratteristiche del mio mondo. L’unica sua peculiarità è la mancanza di valori veri! Altre popolazioni, che la nostra chiama “primitive o “incivili”, sono invece quelle che mantengono viva l’idea di UOMO. Nel fumetto ad esempio ci viene espresso il punto di vista di un indiano che “vive la propria vita in armonia con il mondo e in pace con lo spirito”. E’ per questo che l’uomo è stato creato, è così che dovrebbe vivere!. Tutti noi trascorriamo la nostra vita alla ricerca della felicità e con la costante paura di morire prima di averla trovata. Ma quello che differenzia l’uomo vero dall’ uomo delle stazioni, è il modo nel quale egli persegue questa ricerca. Si deve intraprendere un cammino lento e attento, fatto di ricerca introspettiva e rapporti con il mondo circostante, non una corsa solitaria, cieca e sfrenata a quella che sembra essere la via più veloce per raggiungere l’obiettivo. L’amore: è questo che può sconfiggere la morte, non il potere o il denaro. “A cosa serve il possesso se l’uomo muore?” dice l’amico indiano di Tex, ed è questa la domanda che tutti dovremmo porci. “ Il possesso è solo un’illusione” sarebbe l’unica risposta. Sì, solamente un illusione di aver ottenuto la tanta desiderata felicità . Ma poi quegli uomini sono davvero felici? No. Ma purtroppo quando lo comprendono ormai è troppo tardi perché sono già stati travolti da quella fredda massa e non resta loro che morire, infelici, con tutto quello che con l’estremo e totale sacrificio di sé stessi, avevano conquistato. Chi li compiangerà? Chi li ricorderà con affetto? E dire che sarebbe bastato fermarsi un momento ad osservare…scambiare due parole con la persona che ci sedeva accanto, o semplicemente “alzare la testa e guardare il cielo”…

Marta Lai