brotzu school

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Un sogno (Seconda Parte)

29/03/2008

Prima che possa accorgersene la bacia sulle guance, le stesse guance rosse segnate da lacrime in un passato neanche tanto lontano, lucciconi argentei di sofferenza e malinconia di quei rari momenti d’incomunicabilità col mondo, con il loro impenetrabile universo; quelle stesse guanciette che da piccola la facevano assomigliare ad Heidi e le incorniciavano il viso. Attraverso quell’unica espressione d’affetto il ricordo di lei è timidamente sigillato nella mente di lui. E lei improvvisamente ricorda di aver letto in uno di quei bigliettini dei cioccolatini che i baci sono il “linguaggio del cuore” e comincia a pensare. Quel bacio non è come se lo aspettava, dopo tutto quasi niente è mai come lo si spera, o forse vorremmo che quel niente sia come ce lo siamo aspettati. L’inquietudine le brucia dentro, ma non le presta attenzione, presa e travolta dalle emozioni scaturite da quell’incontro. Troppo presa. Non si accorge che il buio si è fatto ancora più fitto intorno a loro. Guardandosi attorno niente le sembra più come quando era arrivata dieci minuti prima, tutto le sembra estraneo. Si fa condurre fuori dalla piazza, trascinare dagli eventi. E cosi vede l’altra, quella.. nella strada buia, era lì che attendeva il suo turno. Tutto d’un colpo si risveglia da quel torpore secolare. La guarda, non con odio, non con stupore, non con disprezzo, ma solo con lo sguardo di chi sapeva tutto dall’inizio e le si sono solo aperti gli occhi, in una rivelazione che fa male. Le ci è voluto un istante per capire tutto. Lui parla, ma non lo sente. Lo guarda e dalle sue labbra fuoriescono solo ferite. Non vuole più ascoltare, non riesce a ragionare, stordita da pensieri sconnessi, parole vacue, promesse infrante. Gira i tacchi e se ne va, chiedendo a se stessa di essere forte e orgogliosa come sempre. Ma lui non si aspettava questa reazione e, forse, in fondo, vale per entrambe! Attraversa la strada, lui la rincorre, la blocca, la stringe a sè fermando il tempo, cercando d’imprimere a fuoco quel momento. Più la stringe, più sente quant’è fragile. Catturato dall’atmosfera, continuando ad abbracciarla le sussurra all’orecchio che ha solo scherzato, che quella era solo un’attrice di uno squallido teatro da lui improvvisato. Ma lei è delusa. Quante volte le aveva ribadito che mai avrebbe voluto deluderla. Forse esagera, ma le fa male! E ora? Cosa fare? Nella selva dei pensieri non è facile districarsi. Si stacca dalla presa delle sue mani forti e va a sedersi su un muretto di una casa in costruzione a lato della via. E lì, per terra, trova un girasole sicuramente strappato dal suo vaso; lei ama i girasoli, lei era il suo girasole. Lui le si affianca, preoccupato per il suo silenzio. Improvvisamente, lei si alza, persa nell’oblio della sua mente, forse odiandolo per il suo scherzo stupido. Attraversa la strada, vuole tornare a casa. Lui non la ferma, perso nell’ammirarla nella sua statura, nella sua avvenenza… è tutto uno schianto sordo, una frazione di secondo. Un’auto sfreccia proprio in quel momento, proprio in quella via del piccolo centro, portandosela via, strappandole la giovinezza e il vigore. Tutto è veloce, come il bacio che le aveva dato, come il loro incontro. I suoi occhi sono immobili, fissi nel vuoto, come quelli di lui. Impotente, pentito corre… soffre. Soffre come mai avrebbe creduto che sarebbe stato capace di fare. Si abbassa su di lei, la bacia, la bacia a lungo… il loro sogno è morto prima di nascere. Cosi come lui, perché non sentirà più voce soave della sua dama.

d.v.