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La condizione femminile dall'antica Roma ad oggi

LA CONDIZIONE FEMMINILE DALL'ANTICA ROMA AD OGGI 

Fin dall'antichità la donna è sempre stata costretta ad una posizione di inferiorità rispetto all'uomo, nell'antica Roma ad esempio la famiglia romana era sottoposta all’autorità del pater familias e la società romana era fortemente maschilista.

Le donna erano prima sottoposte all’autorità del padre e poi alla custodia del marito, che spesso veniva da loro sposato in tenera età, erano quindi considerate come delle "eterne minorenni".

Le donne non avevano accesso all'istruzione come al contrario avviene ad esempio in Italia oggi, ma l'educazione della fanciulla romana comprendeva l’insegnamento delle virtù, del pudore, della riservatezza, della modestia. Una volta trovato un marito, il compito della matronae era quello di procreare numerosi figli, crescerli e educarli secondo il mos maiorum romano.

Le donne aristocratiche passavano le loro giornate dentro alle mura domestiche, potevano uscire a fare compere oppure potevano partecipare ai banchetti insieme ai mariti. Le donne plebee vivevano in condizioni più disagiate, spesso lavoravano per aiutare la propria famiglia come sarte, tessitrici, balie, lavandaie. Infine, le schiave erano totalmente alle dipendenze del loro dominus e non avevano alcun diritto.

donne romaneNonostante ciò, nel corso dei secoli la donna è riuscita ad emanciparsi e ad acquistare una certa indipendenza.

A partire dal II secolo, ad esempio, per la celebrazione di un matrimonio era necessario il consenso di entrambi i coniugi; inoltre tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero le donne iniziarono ad avere indipendenza economica e assunsero un discreto livello culturale, alcune avevano assunto atteggiamenti più liberi, anche se spesso non erano viste di buon occhio. Alcune donne indipendenti erano criticate aspramente dalla società, venivano infatti viste come donne immorali o addirittura pericolose.

In ogni caso, nonostante i piccoli passi in avanti per il raggiungimento della prità fra uomini e donne, queste ultime rimanevano escluse dagli eventi politici, dalle votazioni e dalle cariche religiose o pubbliche.

Durante il Medioevo la situazione non mutò affatto, le donne continuavano ad essere alle dipendenze del proprio marito o di un membro della famiglia di sesso maschile, il loro compito continuava ad essere quello di occuparsi dell'educazione dei figli e quello di provvedere alle faccende domestiche, solo alcune godevano del privilegio dell'istruzione. 

Coloro che non riuscivano a prendere marito venivano indirizzate in convento, per condurre una vita monacale. Ovviamente coloro che vivevano in condizioni più disagiate erano le donne di basso rango, che portavano sulle spalle il peso della povertà e aiutavano la famiglia lavorando.

Con la Rivoluzione Francese tra le donne si iniziarono a diffondere ideali di emancipazione che però ben presto vengono stroncati dal regime del terrore e dall’ascesa di Napoleone, che col il suo codice sancisce l’inferiorità della donna suffragetterispetto all’uomo.

Nel corso del 19° secolo iniziano a formarsi in tutta Europa movimenti per far sì che le donne possano assumere il diritto di voto. Nel 1918 dopo numerosi scioperi, rivolte e arresti le donne inglesi ottengono il voto, due anni più tardi anche negli Stati Uniti viene concesso lo stesso diritto alle donne.

Questo fu possibile specialmente dopo la Prima guerra mondiale, poiché vi fu maggiore consapevolezza del peso della figura femminile nella società, dal momento che le donne, mentre i mariti erano al fronte, si occupavano dei lavori in fabbrica e nelle industrie e dunque contribuivano a mandare avanti l’economia del Paese.

In Italia il diritto di voto fu esteso alle donne solamente nel 1946, in occasione del referendum per la scelta tra monarchia o repubblica.

Oggi non si è ancora ottenuta la completa parità fra uomo e donna, ad esempio l’Afghanistan rappresenta per una donna il peggior Paese in cui vivere. Qui al 70% delle donne viene imposto un matrimonio involontario e spesso le spose sono molto giovani, inoltre l’87% delle donne afghane è analfabeta e non ha accesso all’istruzione.

MalalaUna giovane di nome Malala si fece portavoce del diritto allo studio delle donne e nel 2014 vinse anche il premio Nobel per la pace.

Nei Paesi più poveri del mondo, in media una donna ha cinque figli e vive per circa 60 anni, venti in meno rispetto all’aspettativa di vita di una donna europea. Nonostante le differenze siano molte meno, anche nei Paesi sviluppati la donna non ha ancora raggiunto la parità, infatti, ad esempio, a parità di impiego, una donna riscuote uno stipendio pari al 23% in meno rispetto a quello di un uomo.

Tra il 2000 e il 2012 in Italia sono stati registrati 2.200 casi di femminicidi. L’ONU si è posta come obiettivo da realizzare entro il 2030 l’uguaglianza di genere. Inoltre, tra gli scopi dell’ONU c’è quello di evitare il traffico di donne, evitare le pratiche del matrimonio da bambine e le mutilazioni dei genitali. Si mira anche alla maggiore partecipazione e inclusione alla vita sociale, economica e politica da parte del genere femminile.

 

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Sara Paratore 2^B