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Ed. civica latino/fisica

Al giorno d'oggi donne e ragazze continuano a subire violenze e discriminazioni, in merito a ciò, l'ONU ha inserito nell'agendo 2030 l'obiettivo dell'uguaglianza di genere. Vi sono dei traguardi da raggiungere tra cui per esempio porre fine alla discriminazione femminile elimando il traffico di donne, i matrimoni combinati, il fenomeno delle spose bambine e le mutilazioni dei genitali. Un altro traguardo è quello di garantire la piena partecipazione femminile in ambito politico, economico e sociale. Un altro problema è l'analfabetismo, infatti in media, 2 analfabeti su 3 sono donne, questo le porta in posizioni di inferiorità. Se le bambine trascorressero la loro infanzia a scuola, diminuirebbe il fenomeno delle spose bambine, inoltre, un educazione scolastica insufficiente comporta una mancanza di competenze che portano limitate opportunità lavorative. Un ulteriore traguardo dell'agenda 2030 è quello di avere uguali diritti di accesso alle risorse economiche e alla titolarità. Vi è poi un ultimo traguardo che consiste nell'intensificare una politica concentrata sull'emancipazione femminile. Un altro aspetto da cambiare è quello della retribuzione  femminile, che secondo i dati è il 23% in meno rispetto agli uomini. Questa battaglia ha inizio con la rivoluzione francese, dove le donne parteciparono alle assemblee e formarono club politici che portò però ad un anti-femminismo e le iniziative furono respinte. Intorno alla metà del 19esimo secolo però si ampliò il diritto di voto in tutti i paesi europei e riniziò la lotta per l'emanzipazione femminile, con cui, dopo numerose battaglie, scioperi ecc. riuscirono ad ottenere nel 1918, in Inghilterra,  il diritto di voto politico (in Italia invece nel 1946). Riguardo invece alla condizione femminile nella società romana (altamente maschilista)  sappiamo che le donne vivevano in una condizione di minoranza rispetto al padre e successivamente al marito; andavano in spose già da piccole e la maggior parte delle volte il marito veniva scelto dalla propria famiglia. Le matronae dovevano badare ai figli e gestire la casa dove passavano la maggior parte del tempo, infatti potevano uscire solo per fare acquisti o andare ai banchetti accompagnate dal marito senza comunque poter bere vino o partecipare attivamente alla serata. Questo era quello che riguardava le donne di famiglia aristocratica, le donne plebee avevano una condizione diversa e quasi sempre lavoravano come sarte, lavandaie, tessitrici ecc., poi vi erano le schiave che dipendevano totalmente dal loro uomo (detti domini). Col tempo però per fortuna la situazione migliorò e verso i primi secoli dell'impero si registrò una relativa emancipazione.

   

Per fortuna oltre alle lotte avvenute nel passato, ci sono persone che continuano a battersi tutt'ora, un tra queste è la famosissima attrice britannica Emma Watson, che nel 21 settembre del 2014 ha tenuto un discorso sui diritti delle donne a New York, in qualità di nuova ambasciatrice del settore UN Women delle Nazioni Unite. Per dieci minuti circa ha promosso la campagna "He for She" (“lui per lei”) parlando soprattutto agli uomini, e invitandoli a fare qualcosa per ridurre le disuguaglianze di genere, ha detto di essere stata scelta ambasciatrice dell’ONU sei mesi prima e ha parlato delle difficoltà legate alla parola “femminismo”, soprattutto per come viene recepita dagli uomini ma anche da alcune donne: «Più ho parlato di femminismo e più mi sono resa conto che troppo spesso battersi per i diritti delle donne era diventato sinonimo di odiare gli uomini. Se c’è una cosa che so con certezza è che questo deve finire. Per la cronaca, il femminismo per definizione è la convinzione che uomini e donne debbano avere pari diritti e opportunità: è la teoria dell’uguaglianza tra i sessi – politica, economica e sociale...Ho deciso di diventare femminista e la cosa non mi sembrava complicata. Ma le mie ricerche più recenti mi hanno fatto scoprire che “femminismo” è diventata una parola impopolare. Le donne si rifiutano di identificarsi come femministe. A quanto pare sono considerata una di quelle donne le cui parole sono percepite come troppo forti, troppo aggressive contro gli uomini, persino non attraenti. Perché questa parola è diventata così scomoda?». Dopo di che si è rivolta direttamente agli uomini, parlando degli stereotipi da cui loro, per primi, dovrebbero liberarsi: 

«Uomini, vorrei cogliere questa opportunità per farvi un invito formale. La parità di genere è anche un problema vostro. Perché fino a oggi ho visto il ruolo in famiglia di mio padre considerato meno importante dalla società, nonostante da piccola avessi bisogno della sua presenza tanto quanto quella di mia madre. Ho visto giovani uomini affetti da malattie mentali, incapaci di chiedere aiuto per paura di apparire meno “maschi”.

(…) Ho visto uomini resi fragili e insicuri dalla percezione distorta di cosa sia il successo maschile. Neanche gli uomini hanno i diritti della parità di genere. Non si parla molto spesso di come gli uomini siano imprigionati negli stereotipi di genere che li riguardano, ma vedo che lo sono. E quando se ne saranno liberati, le cose cambieranno di conseguenza anche per le donne. Se gli uomini non devono essere aggressivi per essere accettati, le donne non si sentiranno in dovere di essere sottomesse. Se gli uomini non devono avere il controllo per sentirsi tali, le donne non dovranno essere controllate. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere sensibili. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere forti: è tempo di pensare al genere come uno spettro, e non come a due insiemi di valori opposti.

Se smettiamo di definirci l’un l’altro in base a cosa non siamo, e cominciamo a definire noi stessi in base a chi siamo, possiamo essere tutti più liberi. (…) Voglio che gli uomini prendano su di sé questo impegno, in modo che le loro sorelle, madri e figlie possano essere libere dai pregiudizi, ma anche perché ai loro figli sia permesso di essere vulnerabili e umani, rivendicando quelle parti di loro che hanno messo da parte e diventando così la versione più vera e completa di loro stessi.

Magari starete pensando: che vuole questa tipa di Harry Potter? E che cosa ci fa sul palco dell’ONU? Una buona domanda. Me la sono fatta anch’io. Non so se ho le qualifiche per essere qui. Tutto quello che so è che mi importa di questo problema e che voglio far sì che le cose migliorino. Avendo visto quello che ho visto e avendone l’opportunità, sento che dire qualcosa è una mia responsabilità. (…)

Nella mia agitazione per questo discorso, e nei miei momenti di insicurezza, mi sono fermamente detta: se non io, chi? Se non ora, quando? Se avete dei dubbi simili ai miei, quando vi si presentano delle occasioni, spero che queste parole vi siano d’aiuto. (…) Se credete nella parità, potreste essere voi uno di quei femministi involontari di cui ho parlato prima. E per questo, mi complimento con voi». Il discorso alle Nazioni Unite di Emma Watson ha avuto un grande successo: è stato ripreso da molti media in tutto il mondo e il video su YouTube ha superato i 3 milioni di visualizzazioni. Nei giorni successivi diversi uomini hanno pubblicato foto e messaggi a sostegno della campagna con l’hashtag #HeForShe. Ma ci sono stati anche molti messaggi violenti contro Emma Watson.Watson è stata minacciata di morte ed è stato scritto che sarebbero state messe online nei prossimi giorni anche delle sue foto private. Questo fa capire quanto sia difficile metterci la faccia e lottare per quello a cui crediamo e riteniamo giusto, superando gli ostacoli causati da gente violenta e stupida a parer mio. Nonostante le difficoltà riscontrate e la mentalità chiusa di molte persone che non riescono ad andare avanti e aggiornare un'ideologia e dei pregiudizi che nel 21esimo secolo dovrebbero essere ormai superati, spero e confido in un futuro, il meno remoto possibile, di parità e giustizia, per poter vivere in pace e serenità. 

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Alessio Vacca 2B