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La condizione della donna

LA CONDIZIONE DELLA DONNA

Per gran parte della storia dell’umanità, le donne hanno avuto un ruolo subalterno rispetto a quello degli uomini dal punto di vista legale, civile, economico e politico. All’interno della società Romana, fortemente maschilista, le donne di classe aristocratica, vivevano sotto l’autorità prima del padre, poi del marito. Esse erano educate al pudore e alla riservatezza e si sposavano con uomini scelti dalle loro famiglie. Una volta che diventavano mogli, prendevano il nome di matronae e tra i loro compiti vi erano la gestione della casa e l’educazione dei figli. Le donne plebee invece lavoravano come sarte, tessitrici, venditrici e lavandaie. Le schiave invece dipendevano dal loro padrone. Con il passare del tempo la condizione della donna romana migliorò e si registrò un’emancipazione femminile durante i primi secoli dell’impero; le donne ottennero maggiore indipendenza economica e poterono permettersi comportamenti più liberi, che però erano oggetto di critiche (un esempio è il caso dell’orazione di Cicerone contro Clodia in difesa di Celio Rufo). Le donne però non ottennero diritti politici come il voto o la possibilità di ricoprire cariche pubbliche o religiose.

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Col passare del tempo le donne si batterono per i loro diritti civili e politici. In seguito alla rivoluzione francese le donne iniziarono a partecipare alle assemblee e fondare club politici. All’interno della società si diffuse però un profondo antifemminismo e le loro istanze furono respinte e il codice napoleonico decretò un ruolo subalterno per le donne. Nel diciannovesimo secolo il diritto di voto si estese a una platea sempre maggiore di persone. Perciò si impose nuovamente la lotta per i diritti politici delle donne. Le donne che presero parte alla lotta per il diritto al voto vennero chiamate suffragette. Il primo paese a ottenere il voto per le donne fu il Regno Unito nel 1918, anche gli Stati Uniti ottennero il voto in seguito alla Prima Guerra Mondiale mentre in Italia le donne votarono per la prima volta nel 1946 per il referendum per la scelta tra repubblica e monarchia.

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Oggi la condizione femminile è migliorata nei paesi occidentali più sviluppati, in varie zone del mondo come Africa, Asia, Sud America e Medio Oriente le donne vivono nell’indigenza (70% delle donne al mondo), il 70% delle donne è costretta a matrimoni forzati, l’87% di donne non ha accesso all’istruzione. Il paese con la peggiore qualità della vita per le donne è l’Afghanistan. L’ONU perciò ha aggiunto l’uguaglianza di genere come obbiettivo dell’agenda 2030 degli obbiettivi per lo sviluppo sostenibile. Il primo traguardo è l’eliminazione della discriminazione femminile e dunque di forme di violenza quali: il traffico di donne, i matrimoni combinati, il fenomeno delle spose bambine e la mutilazione dei genitali; il secondo traguardo è quello di garantire la piena occupazione femminile in ruoli di potere sia in campo politico che in quello economico e pubblico. Il punto di partenza per il raggiungimento del traguardo è eliminare l’analfabetismo femminile: due analfabeti su tre infatti sono donne e l’alfabetizzazione femminile è un problema soprattutto in Asia e in Africa. Una maggiore educazione scolastica infatti porta a diminuire la possibilità di venir sottoposte matrimonio combinato e di diminuire il numero di figli e quindi la possibilità di morire di parto. Una donna africana infatti vive in media 24 anni rispetto a una donna europea. Nei paesi ricchi infatti le donne godono di libertà, diritti politici, si sposano più tardi e hanno meno figli. A parità di impiego però percepiscono un minor stipendio rispetto a quello dei colleghi uomini. In Italia la disparità di genere in ambito lavorativo è ancora presente e l’Italia è il 71° paese al mondo per gender GAP.

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Aut viam inveniam aut faciam

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Rosa Louise Parks (4 febbraio 1913 – Detroit, 24 ottobre 2005) è stata un'attivista statunitense. Fu figura-simbolo del movimento per i diritti civili, divenuta famosa per aver rifiutato nel 1955 di cedere il posto su un autobus a un bianco, dando così origine al boicottaggio dei bus a Montgomery. Passò buona parte della sua vita a lavorare come sarta in un grande magazzino. Nel 1943 aderì al Movimento per i diritti civili statunitensi e divenne segretaria (della sezione di Montgomery) della National Association for the Advancement of Colored People. Il 1º dicembre 1955, a Montgomery, Rosa stava tornando a casa in autobus dal suo lavoro. Siccome non aveva trovato altri posti liberi, occupò il primo posto dietro all'area riservata ai bianchi, nel settore dei posti accessibili sia ai bianchi che ai neri con l'obbligo per i neri di cedere il posto se fosse salito un bianco. Dopo tre fermate, l'autista James F. Blake le chiese di alzarsi e spostarsi in fondo all'automezzo per cedere il posto ad un passeggero bianco salito dopo di lei. Ella rifiutò di muoversi e di lasciare il suo posto. Il conducente fermò il veicolo e chiamò due agenti di polizia per risolvere la questione: Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. Da allora è conosciuta come The Mother of the Civil Rights Movement (la madre del movimento dei diritti civili). Quella notte cinquanta leader della comunità afroamericana guidati da Martin Luther King, si riunirono per decidere le azioni da intraprendere per reagire all'accaduto. Il giorno successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, protesta che durò per 381 giorni; dozzine di pullman rimasero fermi per mesi finché non venne rimossa la legge che legalizzava la segregazione. Questi eventi diedero inizio a numerose altre proteste in molte parti del paese. Nel 1956 il caso di Rosa Parks arrivò alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che indicò, all'unanimità, come incostituzionale la segregazione sugli autobus pubblici dell'Alabama. Da quel momento, Rosa Parks diventò un'icona del movimento per i diritti civili.

 

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Andrea Melis 2B