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La "bella morte"

20/03/2007



Nel mondo omerico la morte dell’eroe rappresenta un evento di elevazione sociale. Ma chi è l’eroe? E’ un uomo nato dall’unione di un mortale e una divinità: dotato di virtù eccezzionali ed eccelse; è colui che ha la capacità di lottare con indomito coraggio e generosità, dotato di qualità fisiche e orali che riconducono al “kalos kai agatos”: bellezza, giovinezza, virilità. Un eroe è per sempre. La sua eternità deriva dall’essersi distinto dalla massa ed esistere come individuo, diventando una figura esemplare nella società greca di allora, rappresentando così allo stesso tempo passato e futuro. La vita è un valore passeggero, paragonabile alla caducità delle foglie secche, come dice Glauco nel sesto libro dell’Iliade, è una tematica ripresa da Dante, Virgilio, Ungaretti e che permette di “illuminare” l’unico elemento che porta all’eternità, alla gloria immutabile: la conservazione della memoria. Vengono considerate eterne le ragioni e gli ideali validi e giusti per cui l’eroe è portato al sacrificio di sè e al raggiungimento della “bella morte”. Nell’epica si rende eterna una vita fugace attraverso il sepolcro, il canto e la poesia nell’epopea. Per i Greci la vita nell’Ade è una vita di ombre che è una parvenza della vita sulla terra, anche per questo esiste la figura dell’eroe. 
Ma, è chiaro che l’eroe non esisterebbe se non ci fosse una presenza negativa, una visione atroce della realtà da combattere e conseguentemente, da vincere. L’eroe per eccellenza si può identificare con Achille, colui che rappresenta il motivo ricorrente dell’Iliade, l’ira, ed è emblema di equilibrio e potenza tra tutti gli eroi greci; colui che ha avuto la possibilità di scegliere tra una vita lunga ma nascosta nella quotidianità della collettività o una vita breve segnata dalla gloria di una morte prematura sul campo di battaglia. E così tutti conoscono Achille e le sue gesta; si ha il ricordo di una giovinezza e un vigore inalterabili se pur millenari. Il suo corpo è bello ( agli occhi dei posteri così come a quelli dei contemporanei) perché ha fatto cose belle. Chi non sarebbe voluto morire di “bella morte” con vantaggi del genere, incarnando i valori fondamentali ellenici? 
L’epica contrappone inoltre la morte della figura del giovane eroe e quella del vecchio sfigurato, evidenziato nel ventiduesimo libro quando Priamo implora il figlio di rientrare “in casa”. Sono entrambi consapevoli di quello che succederà, ma Ettore, baluardo dei troiani, lo affronta gloriosamente pur andando incontro all’ira funesta di Achille. Il suo corpo verrà straziato da torture, così come quello di Priamo, il cui capo verrà sepolto lontano dal corpo e non potrà raggiungere la pace ultraterrena. Pur essendo due forme di morte in contrasto non sono altro che due facce della stessa medaglia e ciò rende il duello o il combattimento una cosa più difficile da affrontare poiché si è consapevoli dell’avvenire che si potrebbe prospettare. 
“Omero” è stato capace di rendere immortale la sua opera, rappresentando l’ideale eroico così come altre tematiche e ideali più o meno unibili a questo e che raccontano un popolo trasmettendone la cultura. E’ un bene poter apprezzare quest’opera oggi e poterne ammirare i canti: colpisce la poeticità intensa, le similitudini e la rappresentazione dei personaggi. Mi ha colpito al cuore questa frase “e fosca notte a lei avvolse gli occhi e crollò riversa spirando la vita”; si tratta di Andromaca, quando scopre che la sua “monomania” è morta. Dà  un quadro della situazione della donna così poetico e profondo che cattura. 
Mi dispiace sapere che alcuni miei coetanei non considerano l’opera come me, ho sentito pareri superficiali che comunque non annullano la magnificenza di cui è rivestita così come quella di cui sono rivestiti Achille, Patroclo ed Ettore.

                                                                                                                                                                                                            4TINA