brotzu school

spazio riservato al libero scambio di idee, pensieri e parole

Resiste o resistere?

29/05/2006



stress1Quello del Politically Correct (PC),  è un argomento sempre attuale dato che riguarda il linguaggio nel suo uso comune e nelle sue continue trasformazioni che , alle volte, risultano paradossali. 
Nel suo nuovo libro, intitolato A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico edito dallaBompiani ,Umberto Eco riporta alcune tra le molte definizioni che oggi sostituiscono quelle in uso considerate “politicamente scorrette”. (PS). 

L’autore, sottolineando il probabile intento satirico dei proponenti,  cita quelle più originali: socialmente separato per carcerato,funzionario del controllo bovino per cowboy , correzione geologica per terremoto, residenzialmente flessibile per barbone , erezionalmente limitatoper impotente, orizzontalmente accessibile per donna di facili costumi ,regressione follicolareper calvizie , carente in melanina per uomo bianco. 
Eppure non possiamo negare che la questione ci abbia insinuato un certo imbarazzo soprattutto quando, durante una conversazione, istintivamente abbiamo usato un certo termine che ormai è stato definito “politicamente scorretto” .Non dovremmo più usare il termine cieco ma non vedente; non spazzino ma operatore ecologico, non licenziato ma in transizione programmata tra cambiamenti di carriera , non disoccupato ma nullafacente a tempo indefinito...
Eco, nel passo citato, mette in luce l’aspetto più mistificato della questione e cioè che spesso tali correzioni rappresentano un modo per deviare l’attenzione su querelles linguistiche senza risolvere problemi reali. E’ interessante a tal proposito l’esempio da lui riportato sulle persone in carrozzella chiamate non più handicappati e neppure disabili, ma diversamente abili senza che però siano state costruite le strutture adeguate per i loro movimenti nei luoghi pubblici. 
Tale fenomeno peraltro non è solo riferibile al PC, ha un’ampia e variegata applicazione nei più disparati campi, non ultimo la scuola che ha subito in questi ultimi anni i più encomiabili intenti riformistici partendo proprio da una riformulazione del linguaggio. Non si usa più rimandato ma promosso con debito, non più bocciato ma non promosso,non più bidello ma collaboratore scolastico, non più preside ma dirigente scolastico, non più alunni ma utenza.
Stranamente, in questa girandola di novità linguistiche, tra debiti, crediti, contratti formativi, pof, l’unico termine che rimane invariato è la denominazione docente con un etimo riconducibile, a dispetto dei modernismi, all’antico latine loqui. 
Ma se è vero, come afferma Eco, che “gli avvocati non si sognerebbero mai di cambiare denominazione[…] perché sono socialmente considerati e godono di eccellenti condizioni economiche” , gli insegnanti che PC dovrebbero proporre per se stessi?

 L’operazione risulta estremamente difficoltosa se consideriamo la versatilità richiesta e vagamente attesa dalle loro funzioni. 
Operatori sociali? Psicologi sul campo? Semi esperti di marketing? Professionalmente inclini all’individuazione di forze e azioni sinergiche volte alla produzione del risultato programmato? Semiesperti dell’ottimizzazione dei tempi calcolati per la realizzazione dell’impresa? Mediatori culturali? 
Anche scegliendo una sola di queste espressioni, rimarrebbe comunque irrisolto il problema di fondo, legato alla tendenza di voler cambiare a tutti i costi il ruolo dell’insegnante senza avere ben chiare le funzioni prioritarie attribuibili al suo mandato,elencando una serie di mansioni dai confini molto labili e indefiniti ,che lascerebbe   i docenti  in balia di libere interpretazioni sul loro compito.

La resistenza della denominazione docente, a dispetto di tutto,starebbe a significare che l’atto del docere, dell’insegnare, non è poi così privo di consistenza reale e di ragion d’essere? E allora il PC riguarderebbe le condizioni affinché sia salvaguardata almeno la base su cui costruire il significato di una  denominazione che, seppur  minacciata,  ancora resiste. 

Patrizia Careddu